Esistono diversi modi di operare nel mercato azionario: col fiuto, sulla base di letture
di giornali e reports, con l'aiuto di "dritte" e "soffiate", con
tecniche più metodiche.
Fiuto.
Esistono indubbiamente delle persone che riescono, con l'ausilio di un grosso intuito, a
fare cose eccezionali in Borsa. Il fiuto, tuttavia, è qualcosa di innato. O lo si ha o
non lo si ha. Quindi, non è una tecnica che si può apprendere. C'è da aggiungere,
però, che anche chi opera col fiuto (e mi viene automaticamente da pensare ai vari Warren
Buffet, Peter Lynch, George Soros) non opera caoticamente sulla base di quello che gli
passa per la mente, ma si avvale comunque di tecniche operative al cui vaglio sottopone le
proprie intuizioni; basta leggere la letteratura su questi personaggi per rendersene
conto.
Letture di
giornali e reports. Sorvolerei proprio sui giornali. Quando la notizia appare
sulla stampa è già vecchia e superata. Al massimo può far rumore ancora per un paio di
giorni grazie all'intervento dei ritardatari. Nulla di più.
Qualche spunto maggiore lo offrono talvolta i reports delle istituzioni finanziarie più
serie. Intanto sono il frutto di valutazioni ponderate e poi, per loro natura, vanno ad
alimentare lo stesso processo che propongono. E' probabile che un buy di una grossa banca
d'affari provochi degli acquisti che altrimenti non si avrebbero. La controindicazione è
che qualche volta i suggerimenti dei reports possono non essere del tutto obiettivi o
possono essere determinati forzatamente da situazioni contingenti. Si pensi a una
situazione di forte rialzo e alla necessità per gli uffici studi delle istituzioni
finanziarie di alzare i target dei vari titoli prima ancora, e non dopo, di trovare una
giustificazione agli obiettivi di prezzo indicati.
Dritte e
soffiate. Le soffiate, quelle vere, le possono dare solo gli insider, con gli
effetti giuridici che la diffusione delle notizie provocherebbe. Non è escluso che grosse
istituzioni finanziarie (Sim, Banche, Società di gestione) possano essere in possesso di
notizie qualificate di qualche utilità. Ma allora la notizia si trova, diciamo, a metà
strada tra la riservatezza e la diffusione. Il titolo interessato, con ogni probabilità,
ha già cominciato a manifestare dei movimenti anomali che possono essere già stati colti
con un'attenta analisi anche da chi non è in possesso della notizia. Anche questi casi,
tuttavia, sono abbastanza limitati e nulla hanno a che vedere col fenomeno, del tutto
dilettantesco, delle dritte che nel corso di forti rialzi di borsa vengono sparate da
tutte le parti. Se chiunque di noi, in una fase di accentuata tendenza rialzista del
mercato, spaccia per dritte le proprie opinioni su 10 titoli quotati è più che probabile
che almeno in un paio di casi faccia un'eccellente figura.
Tecniche
operative. La tecnica costituisce l'arma di chi vuole operare razionalmente per
conseguire profitti costanti non soggetti all'erraticità dei mercati. Si rinuncia a degli
extra-profitti connessi talvolta a un atteggiamento disinvolto, ma si ha la quasi certezza
di non incorrere nelle catastrofi alle quali quello stesso atteggiamento prima o poi
inevitabilmente conduce. La tecnica, inoltre, non esclude necessariamente la possibilità
di beneficiare dei metodi più empirici prima elencati. Semmai, costituisce uno strumento
per sottoporli a un vaglio di verosimiglianza.
Nell'ambito delle tecniche operative si inserisce l'annosa, ma ormai pressoché
universalmente definita, questione della competizione tra analisi tecnica e analisi
fondamentale. E, come se non bastasse, ha fatto da qualche tempo apparizione tutta una
serie di tecniche sperimentali ispirate all'intelligenza artificiale.
Analisi
fondamentale. I fondamentalisti sostengono che, nel lungo andare, i corsi
azionari tendono a riflettere il reale valore delle società quotate; deducono quindi che,
individuando realtà attuali e potenzialità patrimoniali ed economiche di queste società
attraverso un'attenta lettura dei loro bilanci, si possono formulare valide previsioni sui
futuri livelli di prezzo delle azioni con grande beneficio per una corretta strategia di
investimento.
Analisi
tecnica. L'analista tecnico non mira a conoscere il valore reale di un'azione
bensì quel valore che ad essa attribuirà, a breve, il mercato. Egli è infatti convinto
di poter rilevare, con l'ausilio di particolari procedure, le speranze, le paure, gli
umori, razionali e irrazionali, dei compratori e dei venditori giungendo così a
sintetizzare e fotografare, a un dato istante, tutti quei fattori che normalmente sono
ritenuti inquantificabili ma che, nondimeno, incidono in maniera preponderante sul
processo di formazione dei prezzi; gli diventa più facile, a questo punto, decidere
quando comprare e quando vendere e cosa comprare e cosa vendere in perfetta sintonia con
la tendenza e le prospettive del momento.
Intelligenza
artificiale. E' una branca a sé stante. Più che una scuola di pensiero è un
insieme di tecniche che mirano a simulare il processo di ragionamento umano (sistemi
esperti e sistemi fuzzy), il funzionamento biologico del cervello (reti neurali) o
l'evoluzione delle specie viventi (algoritmi genetici). Prescinde, in sé, dai principi
del pensiero tecnico e di quello fondamentale in quanto si può avvalere di elementi di
uno solo di essi, di tutti e due o di altri ancora.
Non c'è motivo di affrontare
l'accademica questione, peraltro generalmente superata, della competizione tra scuola
fondamentale e scuola tecnica. Entrambe hanno una propria ragione di essere ed entrambe
presentano delle caratteristiche che le rendono più appropriate in certe circostanze con
riferimento a obiettivi specifici.
L'analisi fondamentale si propone di verificare la salute generale, per così dire, di un
titolo. E' un check-up il cui fine non è quello di individuare l'esistenza o la
possibilità di insorgenza di un comune raffreddore. L'analisi tecnica, al contrario, si
orienta soprattutto verso i sintomi piuttosto che verso le cause.
Si pensi alle variazioni che i titoli quotati hanno in un breve periodo di tempo. Forse un
aumento o una diminuzione generalizzata delle quotazioni può indurre automaticamente a
ritenere che, contemporaneamente, sia realmente variato l'effettivo valore delle società
quotate? Viceversa, stabilito che i valori fondamentali fanno prevedere una crescita
economica e patrimoniale della società, si può forse automaticamente ritenere che le
quotazioni azionarie siano destinate ad aumentare? Nel breve periodo ben altri elementi
assumono preponderanza: esistenza di un trend generale rialzista o ribassista, situazione
politica, influenza delle borse estere e chissà quant'altro.
In sintesi, se nell'analisi fondamentale è prevalente l'aspetto previsionale,
nell'analisi tecnica è prevalente l'aspetto gestionale, la logica dell'una non è la
logica dell'altra, gli obiettivi dell'una non sono gli obiettivi dell'altra.
Ognuna delle due ha una sua ragion d'essere determinata dalle esigenze delle società di
gestione di fondi comuni o di altri investitori istituzionali e da quelle dei traders più
o meno sfrenati.
In ogni caso, un'analisi di tipo fondamentale che faccia da sfondo alle scelte di breve
periodo non può che accrescere le probabilità di successo del trader. Ugualmente, il
ricorso all'analisi tecnica per la scelta del momento di intervento non può che giovare a
un investimento strategico da attuare sulla base dei fondamentali.
Nessun conflitto, fortunatamente, sussiste con le tecniche di intelligenza artificiale
che, come si vedrà, possiedono come denominatore comune la capacità di apprendere le
regole, di qualsiasi genere, che soggiacciono a processi noti per applicarle a situazioni
in corso di evoluzione. Paradossalmente, il punto di forza delle tecniche di intelligenza
artificiale è allo stesso tempo un punto di debolezza. Se, infatti, il processo in
evoluzione non trova affinità, affinità e non uguaglianza, in uno dei processi che hanno
costituito la base dell'apprendimento, l'intelligenza artificiale è, con molte
probabilità, destinata a fallire.
Piano di
lavoro. Individuati i principi che possono caratterizzare il tipo di approccio
alla borsa e i metodi di lavoro che ci devono accompagnare nelle decisioni, è ora
possibile tracciare uno schema del percorso che occorre seguire per dare efficacia agli
interventi sul mercato.
E' bene, in proposito, fare qualche precisazione.
L'interesse primario dell'operatore di borsa non è quello di fare previsioni ma quello di
conseguire utili e, ancor prima, quello di preservare il capitale disponibile.
E' abbastanza naturale che tutti noi, supportati dalle informazioni in nostro possesso, ci
cimentiamo continuamente, in misura più o meno consistente, a fare previsioni sul futuro
andamento della tendenza e sugli obiettivi di prezzo di questo o quell'altro titolo.
Non che questo sia sbagliato ma, si sa, il mercato raramente asseconda le previsioni; le
variabili che agiscono sono tali e tante che basta poco per vanificare gli sforzi
intrapresi in dipendenza della valutazioni personali.
In questo, probabilmente, sono avvantaggiati i fondamentalisti che, nella loro ottica di
lungo periodo, mostrano propensione a non curarsi delle erraticità correnti.
Chi opera a breve invece, ha sì il vantaggio di potere approfittare anche delle
possibilità offerte da limitate escursioni delle quotazioni ma, di contro, ha l'onere di
stare dietro ai movimenti piuttosto che davanti. Per questo è costretto ad accettare
alcune condizioni:
- rinunciare a operare sulla base delle previsioni; queste si facciano pure ma solo come
punto di partenza per individuare i titoli sui quali si vuole approfondire l'analisi con
tecniche che poco o nulla hanno in comune con la previsione;
- non illudersi di essere in grado di cogliere punti di svolta o di essere capaci di
valutare la durata del trend in corso;
- non aspettarsi che tutte le operazioni siano profittevoli; al limite, non è nemmeno
necessario che la percentuale delle operazioni chiuse in profitto sia elevata; ciò che
conta è l'entità dell'utile che si è capaci di incassare rapportato alle perdite che si
è costretti a subire;
- non essere pavidi; se le tecniche adottate danno un segnale di entrata è necessario
mettere da parte le titubanze; altrimenti si mettano da parte le tecniche; se una volta si
asseconda il segnale perché è coerente con le aspettative e un'altra volta, invece, lo
si respinge perché non convince, allora si è completamente fuori strada; questo non
significa, naturalmente, che si debbano acquistare tutti i titoli sui quali scattano dei
segnali di acquisto; significa solo che, se si è interessati alle FIAT, per esempio, e le
si sta seguendo per un possibile acquisto, allora il momento di entrata non può che
essere quello fornito dai sistemi adottati;
- non essere avidi; se si riceve un segnale di uscita, lo si assecondi con decisione: la
titubanza può costare cara;
- non rammaricarsi mai: chissà quante volte accadrà di vendere un titolo che,
immediatamente dopo, prende il volo.
Sono regole non facili, anzi decisamente dure da seguire, ma può essere di aiuto il
pensiero che la Borsa è sempre lì ad aspettare e che una, due, mille occasioni perdute
non significano nulla finché facciamo utili sistematicamente.
Stabilito quale deve essere l'atteggiamento mentale corretto, è possibile ora
schematizzare il processo logico che deve accompagnare l'operatività:
- scelta di un sistema appropriato di tecniche operative;
- intervento e fissazione dei criteri di uscita sia in caso di utile che in caso di
perdita;
- monitoraggio costante delle posizioni assunte;
- uscita e imputazione dell'utile o della perdita sia alla singola operazione che al
complesso delle operazioni che costituiscono la strategia di periodo. |