Mercati a pronti e mercati a termine
La differenza di denominazione dipende sostanzialmente dal momento della
regolazione del contratto. Nel mercato a pronti è immediata mentre nel mercato a termine
differita nel futuro. Praticamente sul mercato a termine si conclude oggi un contratto,
fissandone tutte le catteristiche, che verrà regolato a scadenza.
Tali mercati nascono storicamente con lesigenza di frazionare i rischi
derivanti dallaleatorietà del futuro.
I primi prodotti che videro la nascita di mercati a termine furono le
commodities: prodotti agricoli, minerali etc..
Il mercato a termine serviva per stabilire in anticipo i prezzi ai quali sarebbe
stata acquistata/venduta la merce, ciò al fine di evitare sgradite sorprese dovute a
particolari condizioni di domanda e di offerta a scadenza.
Ad esempio si consideri un allevatore che sa di dover acquistare una certa
quantità di grano tra un po di mesi (lo stesso esempio funziona per unazienda
che lavora con lestero e deve pagare una fattura in valuta); mesi in cui non sa se
il tempo sarà bello o brutto e di conseguenza la produzione abbondante o scarsa con le
ovvie conseguenze sul prezzo.
Tale allevatore potrebbe accordarsi con lagricoltore e fissare oggi un
prezzo medio a cui si scambieranno il prodotto. Hanno diviso il rischio. Se la
produzione sarà abbondante e il prezzo relativamente basso, lagricoltore ci
guadagna e lallevatore ci perde, viceversa accade il contrario.
Nascevano i cosiddetti contratti forward. Contratti in cui al momento
della stipula si decide di scambiarsi una determinata quantità di beni (sottostante),
ad un prezzo fissato ad una certa data futura. Sono i precursori dei contratti futures;
concettualmente identici, ma standardizzati in termini di quantità e scadenze e scambiati
su un mercato regolamentato. Si noti che al momento dellapertura del contratto non
ci sono movimenti né di beni né di moneta.
Più o meno contestualmente, e sempre per lesigenza di trasferire parte del
rischio, nascono anche i contratti di opzione. A differenza dei contratti forward e
futures, il rischio viene assunto tutto da una sola parte contraente che svolge una
funzione da assicuratore. Per assumersi il rischio viene compensato dalla
controparte tramite il pagamento di un premio, che poi rappresenta il costo
dellopzione.
Tale contratto prevede infatti la facoltà dellacquirente di
acquistare (vendere) a scadenza una certa quantità di beni a prezzo prefissato. Il fatto
che comporti un diritto del compratore verso un obbligo del venditore mostra bene il
trasferimento di rischio dal primo al secondo e giustifica il pagamento del premio. Con il
passare del tempo anche questo tipo di contratti si sono via via standardizzati dando
origine a dei mercati specifici: i mercati dei derivati.
Da quanto detto finora, il fine originario dei derivati era connesso alla
copertura dai rischi delle fluttuazioni del mercato: finalità di hedging. Si è
visto infatti che ad esempio con i contratti forward e futures la finalità non era di
massimizzare i profitti, ma di ridurne la variabilità.
Dalle caratteristiche intrinseche dei derivati (che verranno analizzate in
seguito) emerse poi la figura degli speculatori. Agenti che prendono posizione sul
mercato scommettendo su una direzione. La differenza rispetto allinvestimento sul
mercato a pronti è che sul mercato a termine non è richiesto alcun esborso iniziale
(forward) o perlomeno limitato (futures e options) incrementando leffeto di leva
finanziaria dellinvestimento.
Infine, come per ogni prodotto trattato su più mercati, compaiono
gli arbitraggisti. Tali agenti basano la loro operatività esclusivamente su
disallineamenti dei prezzi sui vari mercati cercando di ottenere dei profitti certi senza
impieghi di fondi.
Il concetto di arbitraggio
Per introdurne il concetto di arbitraggio, si riporta un aneddoto, leggermente
adattato, presentato da H. Varian nel suo articolo apparso sul Journal of Economic
Perspective del 1987.
Un famoso economista in vacanza ed un agricoltore si trovano per caso ad
attendere lo stesso treno in una stazione. Per ingannare il tempo l'agricoltore propone
all'universitario un gioco di indovinelli: ''Io le pongo una domanda'', dice il contadino,
''e se lei non sa rispondere mi darà 100.000 Lire; poi lei mi interrogherà a sua volta e
sarò io a darle altrettanto se non saprò rispondere''. ''Certamente'', risponde il
professore, ''ma devo avvertirla che io sono xxx, professore di economia e finanza!.
A queste parole il paesano replica: ''allora bisognerà cambiare la regola: lei mi darà
sempre 100.000 Lire in caso non sappia rispondere, ma io non le darò che 50.000 Lire se
sarò io a non rispondere''. ''D'accordo'', dice l'economista, ''qualè il vostro
indovinello?''. Il contadino riflette un momento e propone: ''chi è che sale la collina
su sette piedi e ne ridiscende su tre?'' Il professore, dopo essersi inutilmente
scervellato, finisce per confessare la propria ignoranza e, spinto dalla curiosità,
chiede imprudentemente qual'è questo strano essere. ''A mia volta non ne so nulla'',
risponde maliziosamente l'agricoltore, ''tutto quello che so è che lei mi deve 50.000
Lire!''
Questa storia illustra molto bene ciò che si intende per opportunità di
arbitraggio: la possibilità di realizzare un guadagno certo senza alcun impegno di fondi.
I mercati in generale, quelli finanziari in particolare, offrono possibilità di
arbitraggio che sono ovviamente molto ricercate e costituiscono la funzione principale di
alcuni operatori detti appunto arbitraggisti. Sono i loro interventi che, influenzando la
domanda e l'offerta, riportano i prezzi verso i loro valori di equilibrio in
corrispondenza dei quali tali opportunità non esistono.
Questo è lassunto fondamentale dei modelli teorici di calcolo dei
prezzi. Un prezzo è giusto se non consente opportunità di arbitraggio.
L'arbitraggio e il mercato dei cambi.
Uno degli esempi più classici di arbitraggio è quello relativo al mercato dei
cambi. Per illustrare la situazione si consideri una giornata in cui si osservano i
seguenti tassi di cambio su diversi mercati:
In questo caso si può realizzare un profitto di arbitraggio pari a 0,06 Euro.
Con un Euro acquistiamo 95 Yen a Tokio, li convertiamo in 0,95 $ a Monaco per riottenere a
Milano 0,95/0,9 = 1,06 Euro circa. Si nota immediatamente che tali opportunità possono
portare a profitti molto alti se le transazioni sono consistenti. In generale, effettuando
degli scambi incrociati di monete dove una unità di moneta A si scambia contro x unità
di moneta B e contro y unità di moneta C, non ci sono opportunità di arbitraggio se x
unità di moneta B si scambiano contro y unità di moneta C. Nell'esempio si può
agevolmente verificare che tale vincolo non è rispettato e, come si è visto, si possono
realizzare dei profitti di arbitraggio. Chiamiamo A lEuro, B il dollaro e C lo Yen:
tenendo fissi i cambi dellEuro, dovrebbe essere che 0,9 Dollari si scambiano con 95
Yen, ovvero il cambio Dollaro/Yen dovrebbe essere 95/0,9=105,55. Loperazione
precedente, nella conversione di Yen in Dollari, darebbe 0,9 Dollari che corrispondono
esattamente allEuro di partenza.
Naturalmente nella realtà bisogna tener presenti i costi di transazione e il
tempo necessario a chiudere il ciclo; l'incidenza dei costi è ovvia, mentre per quanto
riguarda il tempo, tra l'apertura e la chiusura della posizione i corsi potrebbero
cambiare e l'operazione da arbitraggio potrebbe diventare speculazione.
Larbitraggio e i mercati a termine
In questo esempio si considera l'esistenza simultanea di un mercato in contanti (spot)
e di un mercato a termine (forward) per uno stesso prodotto. Stipulando un
contratto forward, le due parti si impegnano a scambiarsi un bene, detto supporto o
sottostante, a scadenza per un prezzo pattuito al momento della sottoscrizione del
contratto stesso. In effetti la consegna del bene può non avere luogo in quanto nella
maggioranza dei casi le parti contraenti prendono una posizione inversa appena prima della
scadenza, bilanciando la precedente, ovvero si dice che chiudono la posizione. Come
nel caso precedente, e come verrà ipotizzato durante tutta la trattazione, il mercato è
senza frizioni, ovvero: non si considerano tasse, costi di transazione, è
possibile prendere a prestito o prestare allo stesso tasso e sono permesse vendite allo
scoperto. Inoltre si indica con t la data corrente, con T la scadenza, con S(t) il prezzo
(o corso) spot al tempo t, con F(t) il prezzo forward al tempo t (i valori a T saranno
indicati con S(T) e F(T)) e con r il tasso senza rischio relativo al periodo T-t.
Il tasso senza rischio verrà definito formalmente più avanti, per il momento si
pensi al tasso associato ad un'operazione di cui si è certi del risultato qualunque cosa
accada. Generalmente si utilizzano come riferimento i tassi sui Titoli di Stato (BOT in
Italia) che, a meno di bancarotta dello Stato (evento a cui si può teoricamente
associare, almeno per i paesi più sviluppati, una probabilità nulla), saranno sempre
rimborsati al valor nominale.
Consideriamo ora un operatore con aperta una posizione lunga (di acquisto) sul
supporto e una posizione corta (di vendita) sul mercato a termine. A scadenza, nel caso
che nessuna delle due posizioni venga chiusa prima, il saldo G(T) dell'operazione si
scrive:
G(T) = S(T) S(t) + F(t) F(T)
Dove S(t) rappresenta l'esborso in t per acquistare il supporto, F(t)
rappresenta l'incasso pattuito in t e liquidato in T relativamente alla vendita a termine,
S(T) rappresenta l'incasso relativo alla chiusura della posizione sul supporto in T
(vendita del bene) e F(T) rappresenta l'esborso relativo alla chiusura della
posizione a termine in T (acquisto del bene). Ovviamente a scadenza il prezzo spot è
uguale al prezzo forward F(T) = S(T), dunque G(T) = F(t) S(t).
Il saldo a scadenza è allora perfettamente conosciuto al momento in cui si apre
la posizione (istante t). L'operazione ha richiesto un investimento pari a S(t) (si
ricorda che F(t) è conosciuto oggi ma si otterrà a scadenza) ed il suo rendimento tra t
e T è (F(t) - S(t))/(S(t)). Ammettendo una base annua per calcolare il rendimento e
denominando = T - t la frazione di anno corrispondente alla durata della posizione, il
rendimento R ottenuto è definito da:
R(T-t) = (F(t) - S(t))/(S(t))
e che può essere
riscritto come
F(t) = S(t)(1 + R(T-t)).
Per non avere opportunità di arbitraggio deve valere la relazione R = r in
quanto anche il rendimento R è senza rischio e, se così non fosse, si potrebbe sfruttare
tale possibilità creando una posizione autofinanziata che produca un reddito. Si supponga
ad esempio che valga R > r: in tal caso si potrebbe prendere a prestito la somma S(t) e
reinvestirla immediatamente nella posizione descritta in precedenza. In t non è richiesto
alcun esborso mentre il saldo a scadenza sarà
G(T) = F(t) - S(t)(1 + r(T-t))
dove F(t) rappresenta l'incasso della vendita a termine e S(t)(1 + r(T-t)) il
rimborso del prestito.
Sostituendo a F(t) il suo valore si ottiene
G(T) = S(t)(1 + R(T-t)) - S(t)(1 + r(T-t)) = S(t)(T-t)(R - r)
che è sicuramente positivo dall'ipotesi R > r. Si è dunque
realizzato un profitto certo senza alcun impegno di fondi, ovvero si è realizzato un
profitto di arbitraggio. L'operazione appena descritta si dice cash and carry. Se
valesse la disuguaglianza contraria, ovvero r > R, l'operazione che si dovrebbe attuare
per sfruttare l'opportunità di arbitraggio, e che si lascia come semplice esercizio al
lettore, si dice reverse cash and carry.
Il ruolo del market-maker e il differenziale denaro-lettera (bid-ask spread)
E risaputo che la funzione del market-maker è quella di fornire liquidità
al mercato, ma perché serve innanzitutto?
Nella realtà dei mercati il prezzo dovrebbe formarsi semplicemente per
lincontro della domanda con lofferta, ma la cosa potrebe creare dei problemi
di ricerca della controparte. Il market-maker ha quindi il compito di sopperire a
momentanee carenze sia dal lato della domanda che dal lato dellofferta quotando
costantemente un prezzo a cui è disposto ad acquistare (denaro) e un prezzo a cui è
disposto a vendere (lettera). La remunerazione del servizio offerto non è altro che il
differenziale tra i due prezzi. Non si deve poi dimenticare che, a causa della sua
attività, il market-maker è costretto a detenere un portafoglio e, come tutti gli
investitori, deve rispettarne in qualche modo una composizione ottimale.
Dopo aver riflettuto sul fatto che limmissione di ordini a prezzo limitato
fornisce liquidità al mercato (aumenta le possibilità di trovare una controparte) mentre
gli ordini al meglio la consumano, si trova anche una giustificazione ai guadagni
derivanti dallattività di scalping ultimamente molto diffusa. Se per
qualche motivo il market-maker quota spread troppo ampi, gli investitori sono incentivati
ad inserire ordini a prezzo limitato aumentando la liquidità del mercato stesso. Lo
scalper fà di questa attività la propria fonte di guadagno; cerca titoli con
spread ampi e immette ordini sia in denaro che in lettera migliorando i prezzi del
market-maker. I guadagni quindi sono ampiamente giustificati interpretando tale attività
come offerta di liquidità piuttosto che in ottica di speculazione.
Fattori che influenzano lo spread
Frequenza
delle transazioni: i titoli con transazioni frequenti
permettono di eseguire rapidamente i programmi di acquisto e vendita per bilanciare le
posizioni quindi in genere esibiscono spread contenuti. Al contrario i titoli poco
scambiati avranno spread ampi poiché il servizio offerto acquista maggior valore e,
daltro canto, perché al market-maker stesso risulta più difficile ribilanciare il
portafoglio.
Volume
delle transazioni: intanto si premette che generalmente
il market-maker sono tenuti a fare prezzo per una certa quantità di titoli. Se arrivasse
un ordine con volumi di molto superiori, anche senza considerarne le implicazioni, solo
per essere assorbito implicherebbe lassunzione di una posizione indesiderata e
difficile da bilanciare. Leffetto ovvio è un allargamento dello spread per
compensare le eventuali difficoltà.
Volatilità
dei prezzi: più o meno agisce come sopra. In caso di
forte volatilità le procedure di bilanciamento delle posizioni potrebbero divenire
problematiche a causa dei veloci movimenti di prezzo quindi lo spread aumenta con
laumentare della volatilità.
Presenza
di insider (possessori di informazioni riservate): è dimostrato che con gli insider i market-maker sono sempre in
perdita. Lo sono per definizione poiché tutto sommato un market-maker non ha a
disposizione tali informazioni. Generalmente un insider immette prezzi al meglio perché
vuole essere sicuro di essere eseguito nel minor tempo possibile; non importa pagare
qualche tick in più o incassarne qualcuno in meno tanto è sicuro della direzione che
prenderà il titolo. Altro fattore importante è il volume correlato alla presenza di
insider, generalmente più elevato della media. Solo la possibile esistenza di tali
operatori (linsider trading è vietato e perseguito, ma non è per nulla facile
dimostrarlo) giustifica un ampliamento dello spread al fine di tutelarsi. Potrebbe darsi
che in certe situazioni particolari, ordini al meglio di ammontari insolitamente elevati,
il market-maker abbia limpressione di trovarsi di fronte a delle informazioni
riservate e allarghi lo spread.
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