Si tratta
ancora di contratti a termine dove il rischio di fluttuazioni dei prezzi è assunto da una
sola controparte a fronte dellincasso di un premio. Alla data della stipulazione del
contratto quindi ci si scambia qualcosa (a differenza dei contratti futures dove non ci si
scambia nulla) per il quale si paga un corrispettivo, e questo qualcosa è il rischio. Il
meccanismo della trasmissione del rischio avviene attraverso la cessione di un diritto
esercitabile a (entro) una determinata scadenza.
In particolare, il tipico contratto di opzione conferisce
allacquirente il diritto ad acquistare(vendere) una determinata
quantità di sottostante, ad un prezzo fissato a(entro) una scadenza
futura. Il venditore (writer) dellopzione ha il dovere di adempiere al
contratto qualora lacquirente lo richieda.
Il fatto che si acquisti il diritto a fare qualcosa, ci fa ben
capire il concetto di trasferimento del rischio e la conseguente esistenza di un premio da
pagare.
Analizzando le
caratterisctiche del contratto singolarmente, si parla di:
Opzione
Call: diritto di acquisto;
Opzione
Put: diritto di vendita;
Strike
Price (base): prezzo al quale si ha diritto ad acquistare (call) o a vendere (put);
Sottostante:
bene oggetto del contratto (come per i futures esistono varie tipologie di sottostante);
Multiplo
o dimensione: quantità di sottostante oggetto del contratto;
Opzione
Europea: il diritto può essere esecitato solo a scadenza;
Opzione Americana: il diritto può essere
esercitato in qualsiasi momento entro la scadenza.
Nel seguito viene
utilizzata la seguente notazione:
S = valore corrente del
sottostante
K = strike price
T = scadenza
t = data corrente
ST = valore
sottostante a scadenza
r = tasso senza rischio
C = valore di una call
P = valore di una put
s = volatilità del
sottostante (deviazione standard dei prezzi).
Per semplicità considereremo sempre un multiplo uguale a 1 parlando in
generale, anche perché è il metodo di quotazione usato per il mercato IDEM.
Possiamo ora iniziare a
ragionare sul valore a scadenza di unopzione.
Consideriamo ad esempio una call sul titolo Telecom Italia e siano S = K =
14 e C = 0,3. A scadenza se ST = 16 converrà esercitare il diritto, acquistare
a 14, vendere a 16 ed ottenere un profitto netto di 16-14-0,3=1,7. Ovviamente converrà
esercitare fino a che risulterà ST > K. Si noti che per recuperare
interamente le perdite il sottostante deve finire ad almeno K + C, nel nostro caso 14,3.
Se ST < K ovviamente il diritto non verrà esercitato, lopzione varrà
zero e si resta con la perdita dellintero premio pagato pari a 0,3. Tale situazione
può essere riassunta dicendo che il valore a scadenza è il
Max(ST-K;0)
al quale si toglie il
premio pagato per calcolare il payoff totale della posizione.
La seguente tabella excel fornisce il grafico dellopzione in esempio
per una serie di possibili valori di ST
| Opzione |
Strike |
|
| 0.5 |
14 |
|
| |
Valore Call |
Valore
posizione |
| S(T) |
Max(A4-$B$2;0) |
B4-$A$2 |
| 12 |
0 |
-0.5 |
| 12.5 |
0 |
-0.5 |
| 13 |
0 |
-0.5 |
| 13.5 |
0 |
-0.5 |
| 14 |
0 |
-0.5 |
| 14.5 |
0.5 |
0 |
| 15 |
1 |
0.5 |
| 15.5 |
1.5 |
1 |
| 16 |
2 |
1.5 |
| 16.5 |
2.5 |
2 |
| 17 |
3 |
2.5 |
|

|
Ovviamente
la posizione del venditore dellopzione è simmetrica. Il payoff della sua posizione
sarà
-Max(ST-K;0)=Min(K-ST;0)
a cui si aggiunge il
premio incassato.
| Opzione |
Strike |
|
| 0.5 |
14 |
|
| |
Valore Call
venduta |
Valore
posizione |
| S(T) |
Min($B$2-A4;0) |
B4+$A$2 |
| 12 |
0 |
0.5 |
| 12.5 |
0 |
0.5 |
| 13 |
0 |
0.5 |
| 13.5 |
0 |
0.5 |
| 14 |
0 |
0.5 |
| 14.5 |
-0.5 |
0 |
| 15 |
-1 |
-0.5 |
| 15.5 |
-1.5 |
-1 |
| 16 |
-2 |
-1.5 |
| 16.5 |
-2.5 |
-2 |
| 17 |
-3 |
-2.5 |
|

|
Per una opzione put, ragionando in modo simile, si ottiene che il
payoff per una posizione lunga (acquisto) su put sarà
Max(K-ST;0)
mentre per una
posizione corta sarà
-Max(K-ST;0)=Min(ST-K;0)
| Opzione |
Strike |
|
|
| 0.5 |
14 |
|
|
| |
Valore Put |
Valore long |
Valore short |
| S(T) |
Max($B$2-A4;0) |
B4-$A$2 |
-B4+$A$2 |
| 12 |
2 |
1.5 |
-1.5 |
| 12.5 |
1.5 |
1 |
-1 |
| 13 |
1 |
0.5 |
-0.5 |
| 13.5 |
0.5 |
0 |
0 |
| 14 |
0 |
-0.5 |
0.5 |
| 14.5 |
0 |
-0.5 |
0.5 |
| 15 |
0 |
-0.5 |
0.5 |
| 15.5 |
0 |
-0.5 |
0.5 |
| 16 |
0 |
-0.5 |
0.5 |
| 16.5 |
0 |
-0.5 |
0.5 |
| 17 |
0 |
-0.5 |
0.5 |
|

|
Se passiamo ora a considerare un istante qualsiasi prima della
scadenza, arguiamo immediatamente che deve sempre valere
C >=
Max(S-K;0) e P >= Max(K-S;0).
Facciamo lesempio per una call e ipotizziamo che sia S=10, K=8 e
C=1. Si può vendere il titolo a 10 e comprare la call a 1. Se a scadenza il titolo vale
più di 8, la call viene esercitata e si chiude la posizione con un profitto di 1 (9-8=1;
quanto mi rimaneva in tasca riacquisto del titolo). Se a scadenza il titolo vale
meno di 8, poniamo 7, il profitto è 9-7=2 e più il titolo scende più si guadagna. Tutto
senza averci messo nessun capitale; un classico arbitraggio.
Due sono le cose interessanti dellesempio: la prima è che sembra
proprio che la strategia messa in opera (vendita del titolo e acquisto della call) si
comporti come unopzione put; la seconda è che non si può dimenticare il tasso
senza rischio.
Rimandando al seguito le precisazioni sulla prima, supponiamo ora che con
i dati dellesempio precedente si abbia anche r = 10%, che sia C = 2,1 e che manchino
due mesi a scadenza.
Vendiamo il titolo a 10, acquistiamo la call a 2,1 e mettiamo al tasso
senza rischio il rimanente 7,9. A scadenza il montante al tasso senza rischio e 7,9e-0,1*2/12=8,033.
I casi poi sono uguali a prima. Se il titolo quota più di 8, spendo 8 esercitando la call
e avanzano 0,033, se il titolo quota meno di 8 guadagno ancora di più. Ancora una volta
un profitto certo senza impegno di fondi: un arbitraggio.
La relazione corretta
quindi sarà
C >= Max(S-Ke-r(T-t);0) e P >= Max(Ke-r(T-t)-S;0).
Utilizzando come al
solito i due portafogli, siano:
- una call euopea più un ammontare in contanti pari
a Ke-r(T-t)
- una unità di sottostante.
Riassumendo in una tabella i possibili payoff a scadenza dei due
portafogli si otterrebbe:
Valore oggi |
Valore a scadenza |
|
Se ST < K |
Se ST > K |
C + Ke-r(T-t) |
K |
ST K
+ K = ST |
S |
ST |
ST |
Si
nota che il primo portafoglio a scadenza vale il Max(ST,K) mentre il secondo
vale sempre ST. Dal fatto che il valore a scadenza del primo portafoglio è
sempre maggiore o uguale al valore del secondo, anche oggi deve valere la stessa
relazione, quindi
C + Ke-r(T-t)
> S
C > S - Ke-r(T-t)
Tenendo conto del fatto che il peggio che può accadere al possessore
dellopzione è di avere un valore pari a zero a scadenza, il valore oggi deve essere
positivo, allora
C >= Max(S-Ke-r(T-t);0).
Per una put si ragiona
in modo analogo dove i due portafogli da considerare sono:
- una put europea più una unità di sottostante;
- un ammontare in contanti pari a Ke-r(T-t).
Valore oggi |
Valore a scadenza |
|
Se ST <
K |
Se ST >
K |
P + S |
K ST
+ ST = K |
ST |
Ke-r(T-t) |
K |
K |
Ancora
il primo portafoglio vale Max(ST,K) mentre ilsecondo sempre K. Allora oggi
P + S > Ke-r(T-t)
P > Ke-r(T-t)
S
quindi
P >= Max(Ke-r(T-t)
S;0).
Le quantità Max(S-K;0) e Max(K-S;0), pur non avendo significato nella
determinazione di limiti di prezzo per le opzioni, sono comunque utilizzate in quanto
forniscono il valore del derivato qualora esso venisse esercitato immediatamente: si parla
allora di valore intrinseco.
Con riferimento a tale
valore intrinseco si suole classificare le opzioni in tre categorie:
Out of the money (OTM): il valore intrinseco
è pari a zero. Se inoltre lo strike di una call (put) è molto superiore (inferiore) al
prezzo corrente, si parla di opzioni deep out of the money (DOTM).
At the money (ATM): lo strike è uguale al
prezzo corrente.
In the money (ITM): il valore intrinseco è
positivo. Se inoltre lo strike di una call (put) è molto inferiore (superiore) al prezzo
corrente, si parla di opzioni deep in the money (DITM).
La parità Put-Call
Semplicemente notando che nella discussione svolta sopra i portafogli 1 e 3 avevano un
valore uguale a scadenza, pari a Max(ST,K), oggi deve valere
C + Ke-r(T-t)
= P + S
che fornisce un utile strumento per confrontare strategie simili
utilizzando call piuttosto che put combinandole con posizioni sul sottostante o bond (il
tasso senza rischio).
Dividendi
Leffetto del pagamento di dividendi durante
la vita dellopzione, è abbastanza scontato a questo punto. Considerato che una
posizione su opzioni è sempre stata confrontata con una posizione sul sottostante, il
possessore del titolo incassa i dividendi mentre il possessore del diritto no. Per una
call è facile, per una put si pensi che invece di aver venduto il titolo si è comprata
una put beneficiando dellincasso del dividendo.
Come fatto per i futures, si considera D il valore attuale dei dividendi
previsti (o conosciuti).
Supponiamo di costruire
i seguenti portafogli:
- una call più contanti per D + Ke-r(T-t);
- una unità di sottostante.
Volendo costruire una
tabella come la precedente si avrebbe:
Valore oggi |
Valore a scadenza |
|
Se ST <
K |
Se ST >
K |
C + D+ Ke-r(T-t) |
DT + K |
ST K
+ K + DT = DT + ST |
S |
DT + ST |
DT + ST |
A scadenza il primo
portafoglio vale
DT
+ Max(ST,K)
e il secondo sempre
DT + ST.
Oggi deve allora valere
C + D+ Ke-r(T-t)
> S
C > S D -
Ke-r(T-t).
Prendiamo ora i
portafogli
- una put e una unità di sottostante;
- contanti per D + Ke-r(T-t).
Si avrebbe
Valore oggi |
Valore a scadenza |
|
Se ST <
K |
Se ST >
K |
P + S |
K ST
+ ST +DT = DT + K |
DT + ST |
D + Ke-r(T-t) |
DT + K |
DT + K |
A
scadenza per il primo si ha
DT
+ Max(ST,K)
e per il secondo
DT
+ K
quindi oggi
P + S > D
+ Ke-r(T-t)
P > D + Ke-r(T-t) S.
Fattori che influenzano il prezzo di unopzione
Le variabili che concorrono a determinare il prezzo di unopzione
sono fondamentalmente sei, in particolare:
- Prezzo corrente del sottostante S;
- strike price K;
- vita residua (T-t);
- volatilità del sottostante;
- dividendi attesi;
- tasso senza rischio.
Premesso che limpatto di tali variabili sul valore di
unopzione verranno approfonditi nel seguito, per il momento ci si limita a
considerazioni di carattere generale ottenibili intuitivamente osservando leffetto
sui limiti inferiori al valore di call e put ricavati sopra.
Allaumentare
del sottostante S, una call (put) aumenta (diminuisce) di valore in quanto aumenta
(diminuisce) la probabilità di esercizio profittevole a scadenza, nonché lentità
di tale profitto.
Allaumentare
di K le conclusioni sono opposte: una call (put) diminuisce (aumenta) in quanto è
maggiore il prezzo a cui si ha diritto di acquistare (vendere).
Allaumentare
della vita residua il valore di entrambe call e put aumenta. Per una prima intuizione, si
consideri semplicemente che, a parità di altre condizioni, possedere un diritto con
scadenza lunga offre tutte le opportunità di cui gode il possessore dello stesso diritto
con scadenza breve più qualcosa. Questo qualcosa in più ha un prezzo.
Limitiamoci a
dire che un aumento della volatilità induce un aumento di entrambe call e put. Il tutto
dipende dallasimmetria del payoff dellopzione che, in caso sfavorevole limita
le perdite.
Dalla sezione
precedente si deduce che un aumento di D induce una diminuzione (aumento) di valore per
una call (put).
Un aumento di r
induce un aumento (diminuzione) di valore per una call (put) poiché il termine Ke-r(T-t)
diminuisce. Il problema però non è così semplice. Un aumento dei tassi di interesse ha
anche effetti su S e su D. In particolare sia S che D dovrebbero diminuire e il tutto
dipende dallattualizzazione del dividendo atteso. Utilizzando un tasso più alto il
valore attuale del dividendo D diminuisce; considerando che da un punto di vista
fondamentale il prezzo di un titolo è lattualizzazione dei cash flow futuri, anche
S diminuisce. Riassumendo: per una put abbiamo due effetti negativi, diminuiscono Ke-r(T-t)
e D, e uno positivo, diminuisce S; per una call invece si hanno due effetti positivi,
diminuiscono Ke-r(T-t) e D, e uno negativo, diminuisce S. Conserviamo allora
laffermazione iniziale con la consapevolezza che il reale impatto di variazioni del
tasso sul valore delle opzioni non è facilmente valutabile (daltronde non è
nemmeno usato più di tanto essendo molto più importanti le prime variabili).
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