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» CONTRATTI DI OPZIONE: STRATEGIE ELEMENTARI (STATICHE) «


In questa sezione verranno illustrate le strategie più utilizzate con le opzioni studiandone il payoff a scadenza.

Generalmente si distingue tra posizioni coperte (covered) o non coperte (naked).

Iniziando dalle seconde, basta dire che consistono nell’assunzione di una sola posizione, lunga o corta, sul titolo o sul derivato; acquisto del titolo, vendita del titolo, long call, short call, long put e short put. Quelle viste in precedenza.

Le posizioni coperte invece consistono nell’apertura di più posizioni contemporaneamente, sia sul titolo che sui derivati e, rispetto al critero seguito per combinarle, si distingue tra:

  coperture: combinano un’opzione con il sottostante in modo che si proteggano vicendevolmente;

  spreads: combinano opzioni dello stesso tipo, call o put, sullo stesso sottostante ma con diverse caratteristiche, alcune comprate e altre vendute;

  combinazioni: combinano opzioni diverse sia per tipologia che per caratteristiche, o tutte comprate o tutte vendute.


Coperture

Covered call writing

La strategia prevede la vendita di un’opzione call, generalmente OTM, detenendo il sottostante

Nella tabella seguente si evidenzia il relativo grafico per un caso particolare:

La linea continua rappresenta il payoff della strategia covered call writing. Praticamente una posizione short su una put. Tale strategia, se attuata da chi possiede il sottostante, permette di ridurre le perdite in caso di discesa del sottostante di un ammontare pari al premio incassato sulla call. A fronte di tale riduzione di rischio, i profitti sono limitati alla differenza tra K e S più il premio incassato. Se il sottostante supera lo strike siamo costretti a consegnare i titoli a K.

Chi è interessato a una tale strategia?

Innanzitutto, e come risuterà chiaro proseguendo nel corso, un venditore di opzioni auspica un mercato tendenzialmente piatto. Se si prevedesse un mercato in tendenza meglio comprarle le opzioni che, come visto nella prima parte, aprono possibilità illimitate di profitto se si indovina la direzione.

Tornando alla strategia, essa presuppone di detenere in portafoglio un titolo del quale non ci si vuole liberare (potrebbe anche essere il caso di un fondo che non se ne può liberare). Se si prevede un andamento laterale, a fronte di un profitto nullo (in media) sul titolo, si vende un’opzione che ci permette di guadagnare qualcosa in un certo range di prezzo. Nell’esempio si realizza comunque un profitto tra 9.5 e 11.5. Relativamente alla sola detenzione del titolo, abbiamo visto che in caso di discesa si perde sempre uno 0.5 in meno, ma ciò non toglie che sotto a 9.5 si perde! Sul versante rialzo, si nota subito che sopra a 11.5 era meglio tenere solo l’azione. La strategia può poi essere aggiustata dinamicamente in caso di discesa del sottostante ricomprando la call venduta (che avrà perso valore) e rivendendone una con strike più basso (sempre OTM) facendo incassare ancora qualcosa per coprire le perdite. In caso di salita del sottostante, o ci si accontenta del profitto massimo o si ricompra la call (più cara stavolta) per rivenderne una con strike più alto. Questa ultima ipotesi prevede però un ulteriore investimento per riaprirsi delle possibilità di profitto.

Un caso tipico adattato ai numeri sopra potrebbe essere il seguente.

Siamo lunghi sul titolo e dalle nostre analisi deduciamo che in area 10.5 si situa un’importante resistenza. Si potrebbe allora vendere una call con strike un po’ superiore. Si incassa subito qualcosa e se il titolo arriva alla resistenza si valuta se aggiustare la posizione. Considerando che la nostra strategia “vince” fino a 11.5, se viene respinto ovviamente teniamo, se rompe abbiamo spazio pari a 1 per riaggiustare e non perdersi l’eventuale rialzo. Questo 1 fa da “cuscinetto” per le false rotture. Generalmente si aspetta il pull-back e se la rottura è confermata si ricompra la call. Se, al contrario, il titolo scende, anche qui dipende molto dalle valutazioni personali: in prima battuta si può procedere “rollando” su strike più bassi, ma se si pensa che sia iniziato un trend al ribasso questo ci costringerebbe a riaggiustare continuamente dilapidando i profitti in commissioni e costi di spread; in questo caso ci sono strategie migliori.

Non possedendo il sottostante, lo stesso risultato si ottiene vendendo una put. Tale osservazione solo per far notare che decidere di impostare una strategia di covered call writing da zero, cioè acquistare il sottostante e contemporaneamente iniziando a vendere call, rispetto al vendere put ha la sola differenza di pagare due volte i costi.

Quello che fa della strategia covered call writing una strategia interessante è quindi la detenzione del titolo e una certa valutazione sulle prospettive future.

Per quanto riguarda la sola vendita di put nel caso precedente: se siamo vicini a una resistenza vendere put significa che se respinti la put si apprezza, se rompe non è ottimale e se fà una falsa rottura in genere poi scende mettendo in pericolo la posizione. Volendo adattarla ad un caso ove non si possiede il sottostante, la vendita di put diventa interessante sotto un importante supporto qualora si supponga debba tenere, o abbia tenuto.

Infine si noti la somiglianza della strategia con i reverse convertible. Per valutare la convenienza di tali strumenti, basta rifarsi a questo schema.

Protective put

La strategia protective put ad una posizione lunga sul sottostante associa una posizione lunga su una put, generalmente ATM.

Anche qui si nota il che il payoff combinato risulta essere quello di una posizione lunga su call. Tale strategia è attuata da chi non si vuole liberare del titolo e ne teme una discesa. Come si vede si limitano le perdite al premio della call “sintetica” e si lasciano aperte le possibilità di profitto. E’ una strategia tipicamente difensiva. Non si cerca il profitto in caso di discesa del titolo, solo a bilanciare le perdite, lasciandosi aperte le possibilità di profitto.

Reverse call hedge

La strategia prevede una posizione corta sul sottostante che può essere interpretato come una vendita allo scoperto piuttosto che liberarsi dei titoli e l’acquisto di una call. Proprio pensando alla posizione corta su titoli come alla vendita di quelli in portafoglio, tale strategia contribuisce a spiegare la precedente protective put.

Intanto la solita tabella di esempio

Come si vede subito, vendere il titolo e comprare una call corrisponde a comprare una put. Nelle stesse condizioni ipotizzate per la protective put, chi potesse liberarsi del titolo potrebbe farlo e contemporaneamente comprare una call. Seguirebbe comunque l’eventuale rialzo tutelandosi sul ribasso.

Reverse put hedge

Anche qui si ipotizza una posizione corta sul sottostante e una posizione corta su put.

La tabella relativa è:

 

Anche qui si nota che la strategia corrisponde alla vendita di call. L’analogia con la covered call writing è simile al caso precedente, con le distinzioni già discusse nella sezione relativa.

 

Prima di procedere a parlare di spreads, si rende necessaria una piccola precisazione su un aspetto delle tabelle che potrebbe a prima vista ingannare.

Nella stategia covered call writing, dai valori nella colonna Long S + Short call (il payoff combinato), deduciamo di avere in mano una put venduta ad un premio pari a 1.5. Il valore di una put risulta però essere 1.408, come è possibile?

Consideriamo anche il reverse put hedge. Dalla stessa analisi si deduce di avere in mano una call venduta a 0.41 mentre dovrebbe valere 0.5; altro dilemma?

In realtà no, ed è proprio la parità put-call ad aiutarci.

Nel primo caso la differenza tra la put “sintetica” e una put vera sta nell’investimento iniziale. Nella prima si deve comprare il sottostante, nella seconda no. Si noti che la parità può essere scritta come

S - C = Ke-r(T-t) - P

Tale somma viene investita al tasso senza rischio. Calcolando l’interesse ottenuto nel periodo sulla somma K si ha

K-Ke-r(T-t) = 11*(1-e-0.05*0.1666667) = 0.09 (circa).

Sommandola all’incasso della put vera venduta si ottiene proprio l’incasso “sintetico” di 1.5 ottenuto investendo sul sottostante invece che al tasso r.

Per la reverse put hedge il ragionamento è uguale, ma svolto al contrario: la call “sintetica” venduta implica l’incasso della vendita del sottostante che può essere piazzato al tasso senza rischio. La parità si può scrivere

C = P + S - Ke-r(T-t).

Aggiungendo a 0.41 l’interesse di 0.09 si ottiene proprio 0.5.

Gli altri due casi si risolvono allo stesso modo. Si noti però l’implicazione che nel reverse call hedge vendere il titolo per comprare la call obbliga a tenere l’eccedenza (incasso dalla vendita del titolo meno premio call) investita al tasso senza rischio. Ovvie considerazioni di opportunità ci faranno poi decidere se sia opportuno farlo o meno. Potersi liberare dei titoli e comprare la call potrebbe voler dire liberare liquidità per entrare magari su altri titoli più promettenti restando comunque esposti. Il problema è però che in caso di necessità di riaggiustare la posizione, ad esempio sulla rottura della resistenza, se abbiamo puntato su altri titoli potremmo non avere la liquidità per farlo; ecco perché deve essere tenuta al tasso senza rischio.

 

Infine si riporta cosa accade al payoff combinato qualora si modifichi il rapporto tra posizione sul sottostante rispetto alla posizione su opzioni.

Di seguito due tabelle dove in una strategia di covered call writing e protective put rispettivamente si vendono due call e si comprano due put.




Spreads

Come accennato, uno spread combina opzioni dello stesso tipo comprate e vendute. In base alle altre variabili di definiscono:

  spreads verticali: le opzioni hanno stessa scadenza e diversi strike price;

  spreads orizzontali: le opzioni hanno stesso strike e scadenza diversa;

  spreads diagonali: le opzioni differiscono sia per lo strike che per la scadenza (non saranno trattati).

Spreads verticali

Bull spreads

Viene creato acquistando un’opzione call con un certo strike price e vendendone una con strike superiore.Così facendo si incorre in un esborso al momento dell’apertura della posizione poiché la call con strike inferiore è ovviamente più cara; si parla di spread comprato (purchased).

La seguente tabella riporta un esempio

Lo stesso payoff a scadenza può essere costruito utilizzando opzioni put. In tal caso si vende put con strike alto e si compra put con strike basso. In tal caso (trascurando i margini) si incassa, quindi si parla di spread venduto (written).

La differenza tra le posizioni, sostanzialmente sono invertiti profitti e perdite massime, è come al solito dovuta al fatto che in un caso si investono fondi mentre nell’altro si incassa e si può investire al tasso senza rischio ottenendo la compensazione.

 

Anche solo guardando la figura si intuisce la chiara impostazione rialzista della strategia. Nel caso specifico si è preso uno strike ITM e uno OTM. Un’impostazione più aggressiva potrebbe consistere nel selezionare entrambi gli strike OTM; al contrario una più prudenziale consiste nelprendere entrambi gli strike ITM. Anche tale strategia può essere implementata dinamicamente. Supponiamo che come al solito siamo sotto una resistenza importante e siamo convinti che è la volta buona. Se non possediamo i titoli, potremmo entrare con una call: se ritraccia le perdite sono limitate e se effettivamente rompe partecipiamo al rialzo (è un po’ come mettersi uno stop-loss pagando il premio e mantenendo la liquidità). Se il sottostante prosegue il rialzo, una volta identificato l’obiettivo del movimento, arrivati in prossimità si può vendere la seconda call con strike più alto, ora ad un valore decisamente superiore. Resta da decidere lo strike: tutto dipende dall’atteggiamento personale. Una soluzione potrebbe essere di individuare il possibile ritracciamento e vendere quello strike. Verosimilmente sarà sempre superiore a quello della call comprata poiché stiamo ipotizzando di aver indovinato la direzione e visto che probabilmente sarà decisamente ITM, ci permetterà di incassare subito un profitto mantenendo forti probabilità di relizzarne un altro a scadenza (lo spread costruito “in corsa”) se il titolo non scende sotto al secondo strike. Con i dati sopra, supponiamo di individuare in 10 la resistenza e di avere comprato una call con strike 9 pagandola 1.4 (il fatto che sia ITM non è fondamentale, certo mai DOTM!).

La resistenza viene rotta e il titolo sale fino all’obiettivo di 13. Supponendo un ritracciamento di 0.5, l’obiettivo sarebbe 11.5. Vendiamo ora lo strike 11 che deve valere sicuramente più di 2 (il suo valore intrinseco), poniamo 2.3. Ci ritroviamo ad aver incassato 2.3 – 1.4 = 0.9 e con la possibilità di guadagnare altri 2 a scadenza (la differenza degli strike 11 – 9) se il titolo chiude sopra 11. Un aspetto fondamentale è che l’operazione è chiusa ed abbiamo a disposizione la liquidità. A questo punto se il titolo dovesse tornare sopra a 13 potremmo sempre seguire il movimento, magari ripetendo il tutto.

Ovviamente se sbagliamo la direzione del mercato che invece di essere al ralzoparte al ribasso, ci perdiamo, anche se un ammontare limitato.

Possedendo i titoli, sotto resistenza si sarebbe potuto mettere in atto un reverse call hedge. A seguito della rottura potremmo averlo trasformato in un bull spread ed aver già incamerato dei profitti.

Bear spread

Dopo i bull spread rimane poco da dire, sono la stessa cosa in ottica ribassista, interessanti in zone di supporto che si prevede verranno violate (o appena violate).

Se costruito con le put, si acquista lo strike alto e si vende quello basso investendo qualcosa (purchased); se costruito con le call si acquista lo strike alto e si vende lo strike basso incassando qualcosa (written).

Di seguito le due tabelle con i grafici.

Spreads orizzontali

Supponendo di lavorare con opzioni call, in genere si acquista l’opzione a lunga scadenza vendendo quella a breve; stesso strike. Tale strategia, considerato che l’opzione a scadenza maggiore è più cara, richiede un investimento iniziale. Supponendo

Consideriamo cosa potrebbe accadere alla prima scadenza. Se il sottostante chiude molto basso rispetto allo strike scelto, l’opzione venduta scade senza essere esercitata e ci rimane l’opzione acquistata ormai DOTM e vale quasi zero. Se chiudessimo la strategia avremmo perso quasi tutto l’investimento iniziale (salviamo il valore comunque maggiore di zero della call DOTM). Se il sottostante chiude molto alto rispetto allo strike scelto, l’opzione venduta viene esercitata e ci costa ST – K. Essendo DITM, la call acquistata vale poco più di ST – K. Ancora una volta perdiamo quasi tutto l’investimento iniziale. Se il sottostante finisce esattamente sullo strike scelto, l’opzione venduta continua ad avere valore e permette di realizzare profitti. L’importante quindi è calibrare bene la scelta dello strike su cui puntare la strategia.

La stessa cosa può essere realizzata con le put.

Se poi invertiamo le scadenze, ovvero compriamo scadenza breve per vendere scadenza lunga, parliamo di reverse. In tal caso si perde se il sottostante finisce vicino allo strike e si guadagna se finisce lontano, non importa se sopra o sotto.

Il payoff della strategia, non facile da costruire vista l’influenza del fattore temporale, risulta comunque simile allo spread seguente.

Butterfly spread

Si trattano opzioni con tre differenti strike. Usando come al solito le call (per le put è uguale): si compra lo strike inferiore, si vende due volte lo strike intermedio e si compra lo strike più alto.

La tabella seguente riporta il payoff (simile a quello di uno spread orizzontale)



Combinazioni

Si distingue tra:

  Straddle: si acquistano call e put con stesso strike.

  Strangle (vertical): si acquistano call e put con strike diversi.

Straddle

Supponiamo di acquistare contemporaneamente call e put sullo stesso strike. Il grafico a scadenza sarà:

Le implicazioni sono ovvie: si acquista volatilità intorno allo strike scelto. Si guadagna con ampi movimenti del sottostante in una qualsiasi direzione.

La strategia contraria, denominata Top Straddle, consiste semplicemente nel vendere entrambe le opzioni con un’aspettativa di bassa volatilità. Il grafico a scadenza è

Strips e Straps

Non sono altro che dei Bottom straddle asimmetrici. Negli Strips si acquistano due put contro l’acquisto di una call mentre negli straps il contrario.

Strangle

In un Bottom Strangle in genere si acquista una call con strike alto e una put con strike basso, tipicamente poco OTM. Il grafico è il seguente

Più interessante il Top Strangle, soprattutto in fasi laterali. Dopo aver identificato supporto e resistenza statica, si vende la call appena sopra la resistenza e si vende la put appena sotto il supporto. Il payoff è


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