Lo scopo
delle prossime sezioni sarà di arrivare a comprendere non soltanto la formula che viene
comunemente utilizzata per prezzare le opzioni, quanto soprattutto la logica con la quale
viene ricavata. Risulteranno allora chiare le caratteristiche intrinseche di tali
strumenti, si potrà giustificare limpatto delle variabili del modello (già
brevemente descritto in precedenza) e si impareranno le pricipali strategie di copertura.
Il modello binomiale di Cox-Ross-Rubinstein
(1979)
Il modello monoperiodale
Introduciamo il concetto con un semplice esempio.
Oggi un generico titolo S quota 100 e
tra un periodo potrà assumere solo due valori: Su=110 e Sd=91,
posti per semplicità equiprobabili. Unipotetica opzione call che scade esattamente
tra un periodo, con strike price K=100, potrebbe allora valere max(Su-K;0)=10
oppure max(Sd-K;0)=0. La situazione potrebbe essere rappresentata dalla
seguente figura:
Supponiamo inoltre che il tasso di interesse periodale sia il
5%.
Potremmo allora costruire oggi un
portafoglio costituito da titoli e bond nelle proporzioni rispettivamente Δ e B e il suo
valore a scadenza può essere rappresentato come segue:
Potendo scegliere opportunamente le
quantità Δ e B, una prima scelta ovvia è di chiedersi per quali valori tale portafoglio
assume a scadenza lo stesso valore dellopzione. In pratica si vuole risolvere il
sistema
da cui si ottengono le soluzioni
Δ=0.526315 e B=-45.614035 (il segno negativo significa prendere a prestito). Calcolando il
costo di tale portafoglio oggi si avrebbe
100Δ+B=52.6316-45.614035=7.018.
Osservando che tale portafoglio a
scadenza vale esattamente quanto lopzione, per ovvie considerazioni di arbitraggio
il costo oggi deve essere esattamente pari al premio dellopzione.
Volendo generalizzare, si noti u il fattore di crescita del titolo e d=1/u il coefficiente
in caso di diminuzione (porre d=1/u risulterà utile nellanalisi su più periodi).
Nellesempio precedente si è supposto u=1.1, cioè un tasso di crescita del 10%. Si
avrebbe Su=uS e Sd=dS e il sistema si potrebbe scrivere
Equazione 1
Ottenendo come soluzioni
Equazione 2
Equazione 3
Il premio della call dovrà allora
essere:
Equazione 4
Diverse caratteristiche di tale
equazione meritano di essere sottolineate:
Seppur inverosimile, nella formula di valutazione non
compare la probabilità assegnata a priori al rialzo piuttosto che al ribasso del
sottostante. Ciò significa che due investitori che assegnino probabilità diverse al
realizzarsi di Su e Sd, devono comunque concordare sul valore
dellopzione.
Ancora, tale valore non dipende dalle attitudini al rischio
degli investitori.
Infine ponendo p=
e
notando che
=1-p e 0<p<1 (soddisfa tutte le caratteristiche di una
misura di probabilità), si può riscrivere
,
interpretando la somma tra parentesi come il valore atteso del payoff dellopzione
usando le probabilità p e 1-p. Il premio dellopzione è quindi il valore atteso
attualizzato (scontato al tasso senza rischio r) dei payoff del derivato. Inoltre, notando
la probabilità soggettiva (caratteristica di ogni individuo) q, si supponga di ricercare
per quale valore di q linvestitore sia neutro rispetto al rischio. Ovvero si vuole
che il valore atteso di un ipotetico investimento nel titolo S sia equivalente al
montatnte di un investimento al tasso senza rischio. In formule quS+(1-q)dS=(1+r)S da cui
si ottiene q=p. La probabilità p prende allora il nome di probabilità neutra al rischio.
Riguardo
allultimo punto, riprendendo i numeri dellesempio precedente (u=1.1 e
d=1/u=0.91), si avrebbe p=(1+0.05-0.91)/(1.1-0.91)=0.737 e questa è la probabilità
(neutra al rischio) che lopzione valga Cu=10 a scadenza. Calcolando il
valore atteso del payoff si ha 0.737*10+0.263*0=7.37. Tale valore scontato ad oggi diventa
7.37/1.05=7.019 che, a meno di approssimazioni nei calcoli, coincide ovviamente con il
valore trovato in precedenza.
In
conclusione si possono ritenere due importanti concetti: lesistenza di un mondo
neutro al rischio che ci permette di fare calcoli in modo
oggettivo per quanto riguarda le probabilità da utilizzare (comuni a tutti);
la possibilità di duplicare sinteticamente lopzione con una opportuna
posizione in titoli e bonds.
Il modello su due periodi
Lestensione
del modello su due periodi è abbastanza semplice dal punto di vista matematico grazie
allequazione 4 vista sopra. Inoltre, forti del concetto di portafoglio
duplicante, risulterà anche intuitiva. Nel foglio seguente si riporta un
ipotetico albero a due periodi usando i valori dellesempio precedente dove il numero
inferiore indica la probabilità di raggiungere il nodo (le caselle di testo indicano le
formule in ogni cella).

Il
valore terminale dellopzione è facilmente determinato nei tre casi e di conseguenza
il suo valore atteso sarà:
0.544785*21+0.386621*0+0.068594*0=11.44.
Per essere coerenti con
lequazione 4, tale valore deve essere scontato al tasso senza rischio; questa volta
però per due periodi, quindi si ottiene
C=11.44/(1+r)2=11.44/1.052=10.376.
Lo stesso risultato poteva
essere ottenuto in due passaggi cercando prima di determinare i valori dellopzione
nei due nodi in t=1 e successivamente usare questi due valori per calolare il premio C in
t=0.
Supponiamo di essere nel
nodo S=110. In tal caso i valori futuri possibili dellopzione sarebbero 21 e 0 con
probabilità p e 1-p, ovvero dovrà essere
Cu=(0.738095*21+0.261905*0)/1.05=14.7613.
Con un calcolo simile si
ottiene Cd=0 (lopzione varrà sempre 0 in t=2 se S=91 in t=1).
A questo punto
C=(pCu+(1-p)Cd)/(1+r)=(0.738095*14.7613+0.261905*0)/1.05=10.376.
Fin
qui si sono visti due diversi modi di applicare leqazione 4: in un solo passaggio
applicando la formula piuttosto che riapplicandola in ogni nodo. La caratteristica comune
è di partire dal valore terminale. Ovviamente lutilità pratica dellequazione
4 si rivela nel primo metodo di applicazione, ma il secondo ha il pregio di potersi
collegare al concetto di portafoglio duplicante ed alle considerazioni di arbitraggio che
ci possono convincere della validità del metodo.
Seguendo
lapproccio di procedere a ritroso valutando singolarmente i vari nodi ad ogni data,
esso risulta equivalente a dover risolvere in ogni nodo un sistema del tipo in equazione
1. Ogni volta si ricaverebbero quindi delle quantità Δ di sottostante e B di bonds per
formare il portafoglio duplicante in quel preciso caso. Nella tabella seguente si
ripormmmmmmta lalbero precedente dove nei vari nodi sono riportati i valori di Δ, B
(calcolati con le equazioni 2 e 3) e il valore del portafgolio duplicante SΔ+B (che nei
nodi intermedi diventa il Cu e Cd da usare il passo successivo).

Come ci
si poteva aspettare il portafoglio duplicante vale esattamente quanto il valore
dellopzione in ogni nodo.
Inoltre
notiamo come la composizione del portafoglio duplicante vari nel tempo secondo i movimenti
del sottostante. Ciò significa che per poter duplicare lopzione in ogni periodo
bisogna riaggiustare dinamicamente, ad ogni tempo t, la posizione in sottostante.
Lesempio rappresenta un tipico caso della nota strategia di copertura detta delta
hedging. Tale strategia verrà approfondita in seguito quando potremo interpretare
meglio la quantità Δ dal punto di vista teorico e ne estenderemo il concetto ad un
portafoglio in generale.
Supponiamo
ora di osservare in t=0 una quotazione dellopzione C=12. Come approfittare della
situazione? Di seguito una semplice strategia di arbitraggio basata sul delta hedging.
1. t=0: vendiamo la call a 12. Di questi ne usiamo
10.37685 per costruire un portafoglio con Δ=0.77 azioni. Tale portafoglio costerebbe
0.77*100=77; la differenza 77-10.37685=66.62315 la prendiamo a prestito. Avanzano sempre
12-10.37685=1.62315 che investiamo al tasso senza rischio.
2. t=1
2.1. S=91. Δ=0 quindi vendiamo i titoli in portafoglio al
prezzo di mercato incassando 0.77*91=70.07. Il debito nel frattempo è diventato
66.62315*1.05=69.95 e lo rimborsiamo completamente con lincasso della vendita dei
titoli (la differenza può dipendere da approssimazioni nei calcoli). Lopzione vale
0 e ci resta lavanzo investito al tasso senza rischio.
2.2. S=110. Δ=1 quindi si devono acquistare 1-0.77=0.23
titoli al prezzo di mercato spendendo 0.23*110=25.3. La liquidità per pagarli viene presa
a prestito che, sommando il debito precedente aumentato degli interessi, diventa
66.62315*1.05+25.3=95.2543.
3. t=2
3.1. S=82.727. Veniamo dal caso 2.1 e in portafoglio non
abbiamo nulla. Ritiriamo il montante della somma depositata pari a 1.62315*1.052=1.789
che è il profitto di arbitraggio.
3.2. S=100. Se arriviamo dal caso 2.1 vale il discorso
precedente. Se arriviamo dal caso 2.2 allora vendiamo 1 titolo a 100 per ripagare il
montante del debito che è pari a 95.2543*1.05=100.017 (ancora lo si rimborsa
completamente a meno di arrotondamenti nei conti). Lopzione scade senza valore e di
nuovo rimane il montante del versamento iniziale pari a 1.789.
3.3. S=121. La call venduta viene esercitata e dobbiamo
consegnare il titolo a 100. Con questi ripaghiamo il debito e rimaniamo con il solito
profitto di arbitraggio di 1.789.
Estensione a più periodi:
effetto tempo e effetto volatilità
Come al solito iniziamo con un esempio; ci limitiamo ad aggiungere due periodi a quello
della sezione precedente. Nel foglio che segue i tre dati riportati ad ogni nodo sono
rispettivamente:
prezzo del sottostante;
valore dellopzione
(valore terminale in t=4 e calcolato con lequazione 4 alle date anteriori);
in t=4 la probabilità
neutra al rischio associata allevento e il Δ (equazione 2) alle date anteriori.

La
prima osservazione è che solo aumentando di due periodi la scadenza, il prezzo
dellopzione è quasi raddoppiato. La motivazione è semplice: aumentando il numero
di periodi nel calcolo del valore atteso finale sono entrati due termini, uno positivo e
laltro pari a zero (anche se il sottostante scende molto lopzione vale al
minimo 0). Anche senza considerare variazioni di probabilità, è immediato accorgersi che
in media si è aggiunto qualcosa. Per rendere più esplicita la cosa, nel
foglio di esempio, con le frecce in grassetto si è evidenziato lalbero a due
periodi della sezione precedente.
La
seconda osservazione, riguardo alleffetto della volatilità è molto più facile da
spiegare dopo aver provato a modificare il valore di u nel foglio precedente ottenendo i
seguenti valori:

Si nota
che un aumento di u, e quindi anche una diminuzione di d, ha provocato un allargamento del
possibile range di valori del sottostante, facilmente interpretabile come un aumento della
volatilità. Tale effetto si è ripercosso sui valori dellopzione aumentandoli
quando erano positivi, ma lasciandoli fissi a zero quando lopzione scade out of the
money. Ancora si può affermare che in media si aggiunge qualcosa al valore
atteso giustificando un incremento del premio.
Entrambi
gli effetti, sperimentati con le simulazioni, risultano oltremodo ovvi ricordando
lasimmetria del payoff di unopzione (vedi capitolo sui concetti di base).
Estensione a più periodi:
riduzione del passo
Una
cosa che non era ancora stata specificata nella trattazione è lampiezza del periodo
tra un tempo e laltro. Supponiamo per semplicità che nei fogli precedenti tale
periodo fosse pari a un bimestre e consideriamo T=1, ovvero

Potremmo
ora pensare di ridurre lorizzonte a 1 solo mese e otterremo in tal modo una
biforcazione intermedia. Per non alterare i valori finali si rende necessario però
ricalcolare u e r per renderli compatibili con il nuovo orizzonte temporale.

Volendo considerare poi un
intervallo di quindici giorni si avrebbe:

Procedendo
di questo passo si arriva al limite della trattazione continua dove le due diramazioni del
binomiale possono essere viste come denaro e lettera. Dalla capitalizzazione composta si
passa alla capitalizzazione continua (esponenziale) ed il fattore (1+r) diventa er.
Osservazioni conclusive e
rimandi
Per non
voler entrare nei dettagli statistico/matematici del modello si rimanda al prossimo
capitolo la discussione su come ricavare la formula per prezzare le opzioni.
Lutilizzo degli alberi binomiali si rivelerà di nuovo utile in seguito quando
verrà definito correttamente come scegliere u in base alla volatilità del sottostante e
qualora lo si voglia utilizzare per delle simulazioni.