Premessa
Lo sviluppo di un ciclo completo di mercato passa attraverso una serie di fasi,
rigorosamente classificate sotto il profilo teorico, che caratterizzano situazioni
specifiche.
Si possono individuare:
* una fase di "accumulazione" durante la quale le "mani forti"
rastrellano grossi quantitativi di titoli evitando accuratamente di fare pressione sui
prezzi che, quindi, si muovono lateralmente all'interno di minimi e massimi pressoché
costanti per qualche tempo;
* una fase di "espansione" durante la quale gli stessi protagonisti
dell'accumulazione, avendo rastrellato ingenti quantitativi di titoli, considerano giunto
il momento di fare pressione sulle quotazioni per accrescere il valore dei loro acquisti;
a questi soggetti si aggiungono sia coloro che si accodano alla tendenza rialzista appena
iniziata che gli scopertisti i quali si affrettano a chiudere le loro posizioni;
* una o più fasi "riaccumulazione" caratterizzate da prese di beneficio e da
eventuale riassunzione di posizioni lunghe sia da parte dei precedenti soggetti che da
parte di nuovi arrivati;
* una fase di "distribuzione", che segna il culmine della precedente fase di
espansione, caratterizzata dalla liquidazione delle posizione lunghe con contestuale
sostegno delle quotazioni;
* una fase di "flessione" caratterizzata dalla prevalenza delle posizioni
ribassiste e dalla liquidazione delle posizioni lunghe precedentemente assunte;
* una o più fasi di "redistribuzione" che interrompono temporaneamente la fase
di flessione;
* una nuova fase di "accumulazione" e il ciclo riprende.
L'identificazione
delle varie fasi di mercato, interessante sotto il profilo teorico, lo è un po' meno
sotto l'aspetto pratico sia per la difficoltà, e spesso l'impossibilità, di determinare
lo stato corrente prima che il successivo si sia chiaramente sviluppato e sia per
l'impossibilità di prevederne in anticipo violenza e durata.
La classificazione,
tuttavia, ci permette di individuare due ben distinte dinamiche di mercato:
* tendenza
(espansione e flessione);
* congestione (accumulazione e distribuzione).
Anche in questo caso
si tratta, purtroppo, di una distinzione che sposta i termini del problema ma non fornisce
chiare indicazioni risolutive. E' infatti necessario attendere che l'evoluzione abbia
fatto gran parte del suo corso prima di poter correttamente classificarne lo stato.
Non si tratta, d'altronde, di pura questione terminologica dal momento che, a ciascuna
delle due fasi, devono corrispondere ben precisi atteggiamenti operativi: nel caso di
tendenza definita, cioè, si asseconda il mercato muovendosi in sintonia con la sua
direzione; nel caso di congestione, invece, si tenta di cogliere minimi e massimi di
movimenti minori operando, sostanzialmente, in controtendenza.
Tendenza
Abbiamo già fatto cenno alle tendenze nel capitolo relativo ai charts. Ci sembra
opportuno, adesso, approfondirne alcuni aspetti.
Vengono solitamente individuati tre tipi di tendenza:
* primaria; di durata pluriennale, esprime la direzione di fondo del mercato;
* secondaria; esprime dei movimenti di durata inferiore a quella della tendenza primaria,
nella stessa direzione o in direzione contraria; questi movimenti, in un grafico, si
presentano come ampie oscillazioni al disopra o al disotto della trendline di lungo
periodo;
* minore; si comporta nei confronti della tendenza secondaria così come quest'ultima si
comporta nei confronti della primaria.
E' evidente che la
classificazione citata è solo una classificazione di larga massima e non esaurisce tutte
le possibilità; è intuibile infatti che, nell'ambito di ciascuna tendenza, è possibile
individuare delle tendenze di livello immediatamente inferiore a partire dai lenti
movimenti pluriennali e scendendo via via fino ai micromovimenti infragiornalieri: il
fenomeno, quindi, ha proprietà frattali nel senso che presenta sempre le stesse
caratteristiche ai vari livelli.
Scoperto questo, non
è che abbiamo fatto notevoli passi avanti sotto il profilo pratico. Sappiamo già che,
una volta definito il nostro atteggiamento operativo, il compito principale è quello di
individuare il tipo di tendenza più coerente per lo sfruttamento dei movimenti di mercato
tendendo presente che, più è lungo il periodo di riferimento della tendenza, maggiori
sono le oscillazioni alle quali dovremo assistere senza intervenire. Fra l'altro, mentre
è sufficiente che la quotazione violi di poco una brevissima trendline perché possa
essere ipotizzata la fine della tendenza in atto, è necessario che una trendline di lungo
periodo venga violata abbondantemente prima di giungere alle medesime conclusioni.
Da non sottovalutare,
nelle nostre scelte, una considerazione estremamente importante: minore è la durata della
tendenza presa in considerazione, maggiore è il rumore, cioè quella volatilità impressa
al mercato da comportamenti estemporanei dettati da fattori del momento, quindi improvvisi
ed imprevedibili.
Questo significa che l'atteggiamento verso il mercato non può rimanere sempre costante in
quanto ogni tipo di operatività richiede delle tecniche specifiche: più si allunga il
periodo di osservazione e più i sistemi da adottare saranno del tipo trend following. Al
limite, anche una semplicissima operatività fondata sull'osservazione dell'incrocio tra
prezzi e media mobile può risultare più che adeguata in un lungo periodo di tendenza
definita; il ritardo delle segnalazioni connesso a tale sistema sarà più che compensato
dall'utile prodotto dalla fase in cui resteremo nella direzione giusta del mercato.
Viceversa, un sistema trend following applicato a un brevissimo periodo di osservazione,
caratterizzato da rumore piuttosto che da tendenza, non produrrebbe alcun profitto e
dovrebbe essere invece sostituito da un sistema imperniato sulla volatilità, in grado
quindi di cogliere le oscillazioni piuttosto che la direzione.
Congestione
Durante i periodi di congestione il mercato si muove lateralmente, oscillando tra minimi e
massimi. Anche in questo caso, naturalmente, non si può prescindere dal fattore tempo.
Una congestione di breve periodo, inserita in un trend secondario, non assume alcuna
rilevanza per chi opera sul trend primario così come in una congestione rilevabile su un
movimento pluriennale si possono individuare dei movimenti ascendenti e discendenti di
periodo minore che rappresentano delle vere e proprie tendenze.
Comunque, una volta definito il periodo di osservazione, occorre attendere qualche tempo
prima di verificare l'avvio di una fase di movimento laterale. A quel punto, a meno che
non si decida di sfruttare le tendenze presenti nei movimenti oscillatori, si può anche
optare per una operatività in controtendenza comprando sui minimi di ciascuna
oscillazione e vendendo sui massimi, pronti a riparare all'errore non appena la quotazione
dovesse perforare i livelli di supporto o di resistenza (breakout) segnalando la fine
della congestione e l'avvio di una nuova fase di tendenza definita.
Non esistono tecniche affidabili per l'individuazione e lo sfruttamento di fasi di
congestione: in proposito sono stati ideati e costruiti indicatori di vario tipo che, più
che risolvere il problema, il più delle volte determinano ulteriore incertezza.
La soluzione migliore è probabilmente quella dell'osservazione del grafico accompagnata
dall'utilizzo di oscillatori che misurano situazioni di ipercomprato e ipervenduto in
prossimità di massimi e minimi e di indicatori di velocità che misurano il rallentamento
del movimento in prossimità dei punti di svolta. |