Premessa
Come noto, gli indicatori sono degli algoritmi di calcolo, più o meno complessi,
utilizzati per rilevare determinati aspetti dell'andamento di una successione di
quotazioni: velocità della tendenza, forza della tendenza, esistenza di eccessi,
volatilità e altro.
La "materia prima" utilizzata non può che essere sempre la stessa, quella
disponibile: la serie storica delle quotazioni e, talvolta, i volumi; solo in alcuni casi,
quando si vogliono rilevare informazioni sullo spessore del mercato nel suo insieme, si
ricorre anche al numero dei titoli in rialzo e in ribasso e a quello dei titoli che
toccano nuovi massimi o nuovi minimi.
Ora, fatti salvi questi ultimi casi, se la materia prima è sempre la stessa, anche le
risultanze non possono che essere quasi sempre correlate fortemente, qualunque sia
l'algoritmo di calcolo che si adotta: e la consapevolezza che gli indicatori non fanno
altro che illuminare le diverse facce di uno stesso poliedro ha indotto gli analisti a
ricercare algoritmi sempre più complessi che, di fatto, nulla aggiungono all'armamentario
disponibile se non il disorientamento e la confusione.
Infatti, il desiderio di differenziare gli strumenti di ricerca porta, quand'anche si
riesca a ridurre la correlazione di fondo, a risultati che, anziché essere integrabili in
una sintesi efficace, appaiono spesso discordanti e inconcludenti.
Caratteristiche
Alcuni programmi professionali di analisi tecnica includono decine e decine di indicatori,
alcuni addirittura superano il centinaio, il cui unico scopo è sicuramente quello di
rendere appetibile il programma agli occhi dell'utilizzatore che ritiene, così, di avere
a disposizione una smisurata serie di possibilità alle quali attingere.
In effetti, già dopo le prime sperimentazioni, ci si rende conto che ciascun indicatore
presenta percentuali di insuccesso tali da risultare inefficace nella maggior parte dei
casi. E questo è dovuto essenzialmente a due fattori:
* incapacità di qualsiasi indicatore a rilevare correttamente e tempestivamente
determinati movimenti di mercato;
* incapacità di qualsiasi indicatore a risultare adeguato a ogni fase di mercato.
Per quanto riguarda
il primo aspetto, l'alternanza di successi e insuccessi porta automaticamente a dubitare
dell'efficacia dei segnali di volta in volta ricevuti e, di conseguenza, a giustificare
quel tipo di interferenza "ragionata" dell'operatore che finisce per
compromettere anche quei casi in cui le indicazioni dell'algoritmo potrebbero risultare
corrette.
Per quanto riguarda il secondo aspetto, invece, il successo, anche se parziale,
dell'indicatore presuppone che l'operatore abbia fatto una preventiva e corretta analisi
del mercato che lo abbia portato a identificare sia le caratteristiche del movimento sotto
indagine (tendenza o congestione) che i tempi di sviluppo di tale movimento.
E questo è un altro dei grossi punti deboli degli indicatori.
Per ciascuno, infatti, la teoria propone dei parametri pressoché standard che, in quanto
tali, non sono assolutamente in grado di stare dietro alle caratteristiche tipiche di
ciascuna fase di mercato; e pretendere di ottenere risultanze attendibili da un indicatore
che utilizza parametri non sintonizzati sulle caratteristiche del movimento corrente
(velocità, volatilità, ecc.) appare eccessivo. Esistono, è vero, delle tecniche di
ottimizzazione dei parametri, e cioè di adozione di quei parametri che si sono dimostrati
più efficaci di altri quando provati sulla serie storica disponibile. Ma questi parametri
ottimizzati, non solo non garantiscono un uguale successo in futuro, ma anzi, proprio
perché forzati, in qualche misura, ad adattarsi alle caratteristiche della serie
analizzata, possono addirittura presentare una minore flessibilità di quelli generici
quando utilizzati nell'operatività corrente.
Utilizzo
E allora? Sono forse da rigettare gli indicatori esistenti e, con essi, tutti gli sforzi e
tutta la letteratura in materia?
Niente affatto, anche se la tentazione di fare piazza pulita di certe ciarlatanerie è
forte. Se ne possono però identificare alcuni, pochissimi, idonei a cogliere differenti
aspetti della rilevazione, e utilizzare sempre e solo quelli.
Il loro utilizzo, peraltro, può assumere due forme:
* utilizzo congiunto in un sistema meccanico di trading che porti all'assunzione o alla
liquidazione di determinate posizioni al verificarsi di certe condizioni;
* utilizzo in combinazione con analisi soggettiva dei grafici e delle tendenze al fine di
lasciare alla discrezionalità dell'analista l'individuazione del momento più appropriato
per un intervento sul mercato.
Dei sistemi meccanici
di trading parleremo, al momento opportuno, in una serie di appunti specifici. Al momento,
concentriamoci brevemente sul secondo degli aspetti sopra evidenziati.
Di solito, ciascun indicatore prevede l'adozione di un'iniziativa al verificarsi di una
determinata condizione: così è, ad esempio, per un indicatore di momento che perfora una
propria media mobile, per un Macd che cambia direzione o che perfora la linea dello zero,
per un Rsi che perfora determinati livelli, ecc.
La corretta operatività presuppone che, estratti certi segnali dall'analisi grafica, se
ne cerchi conferma nell'indicatore più appropriato, tra quelli utilizzati, alla corrente
fase di mercato. Solo quando analisi grafica e indicatore punteranno nella stessa
direzione si darà concretezza ai segnali ricevuti. Accade, purtroppo, che spesso una
delle due componenti produca con ritardo eccessivo la conferma del segnale prodotto
dall'altra e, allora, o si agisce d'istinto vanificando le proprie regole di comportamento
o si agisce con ritardo perdendo così, salvo rari casi, la fase più rilevante di un
movimento.
Il sistema migliore, per superare l'inconveniente, è quello di evitare di
"inseguire" la concordanza dei segnali. Se, infatti, si riesce a monitorare
contemporaneamente più mercati o più titoli, si può invertire il processo logico
andando ad operare solo ed esclusivamente su quelli che presentano una combinazione
efficace trascurando, invece, quelli che non offrono completezza di segnalazione.
In tal modo, se il proprio sistema operativo è efficace, se ne valorizzano gli aspetti
segnalatori riducendo o eliminando la deleteria fase psicologica di attesa che, spesso,
porta ad anticipare i segnali incompiuti o, anche, a trascurare quei segnali che la
propria discrezionalità porta a ritenere tardivi nella loro conferma reciproca. |