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» LEZIONE 4: IL PLURALE DEI NOMI «


Allora, cari amici, la lezione di oggi riguarda il plurale delle parole.
A differenza delle doppie, che hanno pochissime regole, per il plurale delle parole ve ne sono tantissime.
Ora, poiché mi rendo conto di avere a che fare con menti ormai grammaticalmente "strutturate", cercherò di ridurre queste regole all'indispensabile.
Mi sono accorta, infatti, che nonostante le mie lezioni sugli apostrofi e gli accenti, alcuni di voi continuano a fare errori del tipo: sò, qual'è, etc.
Questo perché per molto tempo hanno scritto così e ora difficilmente riescono a cambiare il loro modo di scrivere.
Qualcuno ha addirittura il rifiuto psicologico, cioè trova assai strano che si debba scrivere in un certo modo anziché in un altro, come vuole la grammatica stessa.
E' il caso, per esempio, del pronome "quale", che, come detto nella prima lezione, davanti alla vocale "e", non si apostrofa, perchè non vi è elisione, ma semplice troncamento.
Allora questo "qualcuno" aggira la sua idiosincrasia verso la forma senza apostrofo scrivendolo intero:es. quale è, forma consentita dalla grammatica, ma piuttosto cacofonica (dal suono sgradevole).
Allora, per il plurale dei nomi, escludendo le forme regolari dei nomi maschili in -o e dei nomi femminili in -a, i cui plurali fanno rispettivamente in -i ed -e,
andiamo a considerare tutti gli altri casi, che sono davvero tanti.
I nomi di cose uscenti in -co e -go, fanno il plurale rispettivamente in - chi e -ghi: parco-parchi; fungo-funghi.
I nomi di persone con la stessa uscita si comportano nel seguente modo:i nomi piani( accento sulla penultima sillaba) mutano -co e -go in -chi e -ghi: cuoco-cuochi; mago-maghi.
I nomi sdruccioli e bisdruccioli (accento sulla terz'ultima e quart'ultima sillaba) al plurale fanno -ci e -gi: medico-medici; teologo-teologi; psicologo-psicologi.
Per il nome "chirurgo" sono previste entrambe le forme, ma la più usata è "chirurghi".
Spesso si è assaliti da dubbi atroci riguardanti il plurale dei nomi uscenti in -cia e -gia: camicia, ciliegia, provincia. Per questi nomi ci si chiede spesso se debbano o no conservare la "i" al plurale.
Premesso che molti di questi nomi hanno tutte due le forme, cioè, al plurale, si dicono "ciliegie" e "ciliege"; "provincie" e "province", tuttavia, per non sbagliare, conviene comportarsi nel seguente modo: se prima di -cia e -gia abbiamo una vocale, manteniamo la "i"; se invece prima di -cia e -gia abbiamo una consonante elimineremo la "i": camicia-camicie; provincia-province.
Per i nomi uscenti in -scia, il plurale sarà in -sce: coscia-cosce. Se però la "i" è tonica, cioè vi cade l'accento, al plurale manterremo la "i": scia-scie.
I nomi con desinenza -e fanno il plurale in -i: voce-voci; volpe-volpi.
I nomi uscenti in -ie restano inalterati: la serie-le serie; la barbarie-le barbarie;la specie-le specie.
Fanno eccezione moglie e superficie; infatti, al plurale, scriveremo mogli e superfici.
Poi vi sono i nomi difettivi, cioè quei nomi che non hanno il plurale o il singolare. Sono difettivi del plurale i nomi: sangue; latte; miele; fame; grandine.
Mancano invece del singolare i seguenti nomi: redini; nozze; stoviglie; viveri; manette.
Si dicono infine sovrabbondanti quei nomi che hanno due forme per il plurale: labbro-labbri e labbra (più usata).
Per oggi credo che basti, altrimenti rischio di farmi odiare.
Rimandiamo a domani il plurale dei nomi composti.

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