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a cura di GUIDO CECCAROSSI, da uno studio di D.Krell e F.Cavasino (SIAT) dal titolo "Volatility analysis and derivatives trading" - g.ceccarossi@tin.it

Il lavoro è fondamentalmente uno studio della volatilità di una serie storica al fine di trarne utili indicazioni in termini di operatività con i derivati (futures e options).

Innanzitutto si suppone di scomporre la volatilità in due componenti: una attribuibile al trend in corso, l'altra ad una componente di "noise" (rumore).

La volatilità storica è misurata come d'abitudine dalla deviazione standard del logaritmo naturale del rapporto di due prezzi consecutivi (in pratica la variabilità dei rendimenti giornalieri).

Inoltre si fa una regressione statistica (lineare o non lineare) sulla serie storica calcolando:
- R^2 (scusate il tecnicismo, chi sa di statistica capisce di cosa parlo, altrimenti ci si può limitare all'interpretazione) che mostra la percentuale di movimento che può essere spiegata dalla regressione stessa;
- errore standard che misura quanto i dati reali (prezzi) si discostano dalla regressione effettuata. più sono dispersi intorno alla linea di regressione, più è alto l'errore standard. questa è una misura del noise che può essere assimilata al rischio (incertezza) presente sul mercato.

Ciò che si vuole determinare in ultima analisi sono i movimenti verticali (trend o congestioni) caratterizzati da un livello di noise accettabile.

In prima approssimazione viene calcolato una specia di stocastico di Lane (qui io passo perché non sono esperto di a.t. e soprattutto perché gli algoritmi non sono spiegati nel lavoro) del rapporto deviazione standard/errore standard.
Se l'indicatore scende significa fondamentalmente che:
1) l'errore standard cresce più velocemente della volatilità totale;
2) la volatilità totale scende rapidamente.
In entrambi i casi il rischio relativo aumenta poiché aumenta il peso della componente di noise (si vedrà che è il momento di uscire dal mercato).

Per analizzare il comportamento della volatilità su delle serie storiche viene usato un indicatore che è una somma di più stocastici calcolati su entrambe la volatilità storica e errore standard (qui il lavoro è un po' oscuro).
Si cerca poi di definire la percentuale di periodi in cui l'indicatore sale o scende usando un ROC a 1 giorno dell'indicatore stesso.
risulta che il 44% circa dei giorni sale mentre il 56% scende. inoltre la distribuzione non sembra essere normale.

Conclusioni del test:
1) La maggior parte delle volte il mercato è in equilibrio (oscillatore < 50) e quando l'equilibrio è rotto il mercato si muove verso un nuovo equilibrio. è la fine di una congestione.
2) Quando il mkt decide di trovare un nuovo equilibrio, si muove velocemente (la vola cresce). è la fase di trend.
3) Una volta individuato il nuovo equilibrio, la vola decresce a un tasso inferiore, comparato al valore assoluto del tasso a cui è cresciuta. sono le fasi di consolidamento-ritracciamento.
4) Raggiunto l'equilibrio, in genere si osserva una perdita di momento. sono le fasi di consolidamento dove si possono trovare divergenze e formazioni di inversione.
5) In pochi casi si osserva hyper-volatilità. sono i casi in cui si osservano gli spike e le false rotture.

Allora la vola può essere analizzata secondo due chiavi di lettura:
a) direzione (crescente o decrescente)
b) livello relativo (bassa, normale, hyper)

L'appartenenza alle tre classi di cui al punto b) viene determinata delle bande di bollinger che, apmliandosi e restringendosi seguendo il trend della vola stessa, segnalano gli eccessi.

Combinando punto a) con punto b) si ottengono sei fasi del mercato caratterizzate dalle seguenti strategie operative:

1) Volatilità crescente in area bassa (sotto la banda inferiore). fine di una fase di congestione. i movimenti più decisi escono da questa fase. è poco rischiosa perché la vola è ancora bassa. strategie: futures in direzione del trend aumentando l'esposizione; acquisto di opzioni, long gamma e long vega.
2) Volatilità crescente in area neutra. continuazione della fase 1). rischio ancora basso poiché la vola è ancora crescente. strategia sempre a favore del trend quindi futures ma senza sovraesposizione; acquisto opzioni o spread verticali, long gamma e long vega.
3) Volatilità crescente in area hyper (sopra la banda superiore). giusto prima della fine del trend. può continuare ma si osservano spesso gli spike e repentine inversioni. la false rotture sono tipiche. il rischio è massimo. strategie operative: chiudere le posizioni e stare alla finestra.
4) Volatilità decrescente in area hyper. più o meno come sopra ma si ha un picco nel noise, quindi incertezza sulla direzione. strategie: strategie trend following molto rischiose. vendere volatilità con le opzioni prendendo posizioni a rischio limitato. vendita di spread verticali, butterflies, condors etc..
5) Volatilità decrescente in area neutra. è la classica fase di congestione dopo un trend. sempre rischioso ma il noise decresce. strategie: futures in trend-controtrend (supporti - resistenze) con esposizione ridotta. vendere volatilità con le opzioni a rischio limitato o no: vendita opzioni, covered calls-puts, strangles, straddles, vendita spread verticali, butterflies, condors.
6) Volatilità decrescente in area bassa. congestione e non si sa dove andrà, né quando. basso rischio. i futures non sono indicati poiché senza trend ma può essere il momento di incassare il valore temporale delle opzioni. strategie: futures in contro trend. opzioni con strategie a rischio limitato (la prossima fase sarà probabilmente una fase 1) quindi pronti a chiudere gli short sulle opzioni senza rischiare troppo. quindi covered calls-puts, vendita spread verticali, butterflies, condors. sconsigliate posizioni direzionali e pronti a chiudere gli short.


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