a
cura di ZEN lento
I
derivati si sono imposti prevalentemente per il loro effetto leva: con
esposizioni apparentemente modeste si possono effettuare speculazioni
teoricamente assai redditizie. L’uso dei derivati è
progressivamente divenuto prevalentemente speculativo: per speculativo
intendo un’operatività centrata su trend di breve e brevissimo
periodo. Tuttavia i derivati si prestano ad un’altra operatività:
la sterilizzazione dei portafogli al fine di minimizzare i rischi
sistematici di perdita del capitale investito e degli utili
conseguiti.
Il
derivato in questa accezione è utilizzato per diminuire i rischi di
qualche tipo, di credito, di valuta, di paese o che altro. Questo modo
,sempre meno utilizzato, di intendere il derivato ha tuttavia i suoi
pregi. Nella limitata accezione del mercato azionario (non solo , ma
in particolare per gli scopi che mi prefiggo) il derivato sull’
indice può essere utilizzato per effettuare coperture del sottostante
in portafoglio e compensare un’avvenuta inversione di trend.
Naturalmente quest’uso del derivato si presta a qualche
complicazione e soprattutto non garantisce il massimo rendimento
speculativo. L’abilità di uno speculatore in fondo si misura con la
sua capacità di essere nel trend (al rialzo o al ribasso) in moto
simbiotico e non nella sua abilità di pararsi dagli eventi con nessun
altro mezzo che invertire le posizioni o cambiare mercato.
Spenderò
quindi due parole sull’ hedging, ovvero sia la copertura di
posizioni speculative e lo faro’ limitatamente ad un paniere di
titoli azionari usando i derivati sugli indici (Fib o Minifib) come
strumenti di copertura. Lo scenario è toro, anche perché in Italia
le operazioni su titoli possono essere solo al rialzo.
Dunque
ci troviamo ad aver assunto posizioni al rialzo con un paniere di
titoli . Come sempre abbiamo due tipi di portafoglio: un portafoglio
di posizione che resta lungo finchè il mercato ce lo permette, e un
portafoglio di speculazione ; su quest’ultimo ,di composizione molto
variabile, effettuiamo operazioni speculative piuttosto spinte , vale
a dire ci muoviamo sui secondari delle quotazioni acquistando e
vendendo con discreta velocità i titoli a seconda delle occasioni che
si presentano.
Questo secondo portafoglio è piuttosto elastico e mal si presta ad
operazioni di copertura perché è estremamente variabile, tuttavia
nella pratica molto spesso resta anch’esso ingessato, vale a dire
che per qualche motivo non si liquidano alcune posizioni per tempo,
rimanendo così in sofferenza, cosicchè almeno una parte di questo
portafoglio è composto da titoli altamente speculativi nelle
intenzioni, che si trasformano in realtà in titoli su cui si è
assunta una posizione lunga (e ahinoi errata). Sarà bene inserire
questi titoli ingessati nel computo delle posizioni.
Siamo
dunque lunghi col nostro portafoglio , costruito ,almeno nella
speranza , in modo da replicare l’indice o di fare un po’ meglio
(con scarsa probabilità di successo il più delle volte) . Per essere
obbiettivi dovremmo costruire un grafico del portafoglio (quantità e
prezzi, ponderati). Ad un certo punto cogliamo segnali che ci fanno
ritenere un’inversione di trend. Nella prassi della AT ciò avviene
quando un supporto rilevante viene perforato al ribasso o un
particolare oscillatore fornisce segnali di inversione. Qui scatta la
necessità di copertura che si può effettuare vendendo Fib e Minifib
Una
copertura perfetta dovrebbe considerare questi elementi:
a) la
quantità di esposizione sul sottostante,
b) il beta complessivo del paniere di titoli su cui sono aperte le
posizioni,
c) il ritardo nell’assumere la copertura,
d) il ritardo presunto nel terminare l’operazione di copertura.
Con
queste informazioni è possibile determinare la quantità di contratti
Fib e Minifib da vendere per sterilizzare il portafoglio (la medesima
cosa potrebbe essere effettuata anche con le opzioni naturalmente, ma
in modo più complicato e soprattutto dovendo scontare una volatilità
assai più alta e più problematica da gestire).
Poiché
un Fib governa oggi circa 370 milioni e un minifib circa 75 si
dovranno vendere Fib e tanti minifib quant’ è la nostra esposizione
sul sottostante. Naturalmente l’impegno finanziario sarà inferiore
alle cifre citate. Occorrerà ,per tentare una copertura il più
possibile perfetta, moltiplicare il risultato per il beta e per la
percentuale di ritardi, arrotondando per eccesso .
Se ad esempio il paniere ha un valore di 150 milioni , un beta di
1,05; un ritardo del 8 % sulle quotazioni e un ritardo stimato del 6 %
sulla chiusura della posizione avremo:
2 Minifib*1,05*1,10*1,05= 2,42 minifib (arrotondati a 3).
La formula è approssimativa, ma corrisponde alla pratica che desidera
recuperare la quota di gain persi durante il ritardo nell’assumere
la posizione. Anche il beta è approssimato: non si sa mai esattamente
da dove partire per calcolarlo. Non è tassativo quindi
l’arrotondamento per eccesso, ma è tassativo mantenere un buon
timing.
Il
risultati di queste operazioni, nelle intenzioni, dovrebbero essere i
seguenti alla fine del mercato orso:
1) il
capitale originario dovrebbe rimanere invariato rispetto al momento di
inizio copertura
2) la liquidità al momento della chiusura delle posizioni corte è
aumentata (il valore dei titoli naturalmente è diminuito) grazie ai
guadagni con il derivato,
3) si dovrebbe aver compensato il tasso di interesse di periodo (per
via dei dividendi e della riduzione dei margini).
È un
buon risultato. Ma è un risultato buffo perché ci sottopone ad un
rischio ulteriore, quello di dover governare la volatilità delle
posizioni corte del derivato sull’indice in regime di prezzi
decrescenti del sottostante che si ha in carico.
Il medesimo risultato, appena inferiore forse, può ben essere
raggiunto liquidando tutte le posizioni sul paniere di titoli, con
l’evidente minor grado di rischio di dover gestire la sola liquidità.,
ma questo a volte non si può fare.
La politica di copertura infatti è una buona politica per chi
effettua gestioni per conto terzi, perché consente di mantenere la
costanza del rendimento atteso dal Cliente , di migliorare
l’immagine del gestore e di mantenere soprattutto inalterato il
flusso delle commissioni di gestione. La base fiduciaria si rafforza ,
sempre che il Cliente non sia uno speculatore troppo “avido”, e
affascinato da gain stellari. A volte poi si è clienti di se stessi.
Le
coperture possono naturalmente essere effettuate con altri tipi di
derivati e con strategie diverse, ma complicarsi ulteriormente la vita
non mi pare proprio il caso. Possono naturalmente anche non essere
effettuate, ma se si decide di farle è necessario essere sistematici
, per evitare ritardi eccessivi e il cumularsi di difficoltà e
incertezze. È una strategia, richiede cioè un certo respiro, non
un’improvvisazione dell’ultima ora. Insomma è uno stile lento
all’approccio col mercato.
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