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NATALE LANZA Una delle questioni che si sentono porre spesso tra gli operatori di Borsa è
quella relativa al timing dell'intervento: alcuni sostengono che è meglio anticipare il
mercato, altri che è meglio attendere chiari segnali prima di assecondarlo.
Il problema, così come è stato enunciato, e come ricorre effettivamente nella realtà,
è mal posto e si presta a una serie di equivoci.
Anzitutto la visione stessa della questione, prima ancora che delle soluzioni, appare
abbastanza confusa.
Molti, infatti, tendono a identificare l'atteggiamento di chi si sente propenso a seguire
i segnali con quello di un trend follower, e l'atteggiamento di chi tende ad anticipare il
mercato con quello di chi opera controtendenza.
Spesso, in fase di forte rialzo, ricorrono affermazioni del tipo "il mercato è
salito troppo, deve stornare; mi posiziono al ribasso". Eccolo l'equivoco: si
identifica l'anticipazione di un movimento con il posizionamento controtendenza.
Similmente, l'intervento successivo alla manifestazione di un segnale tecnico porta
erroneamente ad identificare l'atteggiamento di chi asseconda il mercato con quello di chi
segue (e insegue) le tendenze.
L'errore è macroscopico e, portando ad una visione distorta delle dinamiche operative,
non resta senza conseguenze.
Intanto, anticipare il mercato vuol dire semplicemente anticiparne i movimenti prima che
essi ne presentino i sintomi; non esiste, quindi, alcuna identificazione con
l'atteggiamento controtendenza, in quanto si può anticipare anche un proseguimento della
tendenza in corso, con l'assunzione di posizioni operative coerenti, solo perché lo si
prevede e non perché esistano degli elementi oggettivi scaturenti da una attenta analisi.
Allo stesso modo, assecondare un mercato non significa necessariamente intervenire solo
nelle fasi di tendenza definita, ma significa assumere delle posizioni, anche
controtendenza, dopo, e non prima, che si siano manifestati dei segnali tecnici ritenuti
indicativi di futuri sviluppi.
Chiarita questa distinzione, si pone un'altra questione: la previsione. Non è vero, come
alcuni sostengono, che un intervento operativo è sempre fondato su una previsione. La
verità è che tale intervento è realmente fondato su una previsione solo se non ci sono
segnali che lo sostengono (anticipazione del mercato in senso proprio), altrimenti c'è
una aspettativa che i segnali rilevati continuino a persistere. Faccio qualche esempio a
chiarimento.
1° esempio
Il mercato sale di un bel po' e io assumo una posizione al ribasso perché ritengo,
soggettivamente, che debba correggere; in sostanza, faccio una previsione: prevedo che ci
sarà un ripiegamento basandomi sull'opinione che il rialzo non potrà proseguire; non
c'è nulla che giustifichi tale opinione se non la "palla di vetro" mentale. Ma
ecco quello che succede in realtà: il mercato sale di un altro 3% e io mi convinco sempre
più che, prima o poi, dovrà flettere; il mercato scende del 3-4% in un paio di sedute e
io mi convinco di essere un mago; il mercato si riprende di un 2% e io non so più che
fare. Chi non si è mai trovato in questa situazione scagli la prima pietra! Morale? La
previsione non richiede solo che vengano correttamente anticipati i movimenti futuri, ma
esige un timing notevolmente più tempestivo di quello richiesto a chi opera sui segnali
già emersi.
2° esempio
Intervengo al ribasso in presenza di un mercato che, oscillando con movimento laterale,
tocca la parallela superiore di un canale orizzontale in presenza di segnali di
ipercomprato; non faccio, quindi, alcuna previsione, ma "confido" solo nella
continuazione del movimento laterale; e, poiché i punti di persistenza di direzione
(intesa come insieme di oscillazioni a cavallo di una retta orientata obbliquamente verso
l'alto, obbliquamente verso il basso, o lateralmente) sono tanti, mentre quello di
cambiamento è uno solo, le probabilità giocano a mio favore (trend is your friend,
intendendo per trend qualsiasi movimento, anche laterale). Anche in questo caso il timing
gioca un ruolo importante, anche se meno essenziale dell'esempio precedente, ma ne
parliamo più sotto.
In sintesi, le questioni prospettate si ripercuotono pesantemente sulle probabilità di
successo del trader.
Un atteggiamento "realmente" previsivo è inesorabilmente destinato al
fallimento; può anche andare bene occasionalmente, ma all'uomo non è data la facoltà di
prevedere.
Al contrario, un atteggiamento di sfruttamento dei segnali già emersi, quindi a
posteriori, presenta maggiori probabilità di successo per il principio della persistenza
dei movimenti: normalmente, e l'osservazione di qualunque grafico lo conferma, un
movimento, sia esso tendenziale o laterale, presenta una durata nel tempo: l'assunzione di
una posizione coerente con tale movimento è destinata all'insuccesso solo ed
esclusivamente nel caso in cui essa avvenga nella fase finale... e se noi interveniamo
solo e sempre nelle fasi finali, allora è meglio che ci asteniamo dal fare trading.
Il movimento può essere riscontrato sui valori mensili, settimanali, giornalieri,
infragiornalieri, ma questo rileva solo ai fini dei sistemi operativi del trader.
Un'ultima precisazione, a questo punto, è necessaria: la tempestività dell'intervento;
quando bisogna intervenire rispetto al momento della rilevazione di un segnale
operativo? Attendere successive conferme può condurre a ritardi dannosi; agire
immediatamente può significare l'adesione a falsi segnali.
La soluzione è molto semplice, anche se spesso difficile da accettare: i segnali
vanno rispettati senza esitazioni non potendo sapere, a priori, quali si dimostreranno
giusti e quali sbagliati. Poi, nel caso di un errato ingresso nel mercato, un predefinito
criterio di uscita dalle posizioni perdenti (stop loss) permetterà di limitare i danni.
Invece, nel caso di uscita prematura da posizione vincente potrebbe risultare possibile,
in alcuni casi, rientrare a condizioni non eccessivamente svantaggiose o addirittura
vantaggiose, ma, se così non dovesse essere, ci si potrà sempre consolare col detto
"vendi, guadagna e pentiti"... e, badate bene, in questo caso stiamo
parlando di guadagno e non di perdita. |