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» Investimenti a capitale protetto e rendimento minimo garantito «

a cura di Matrix

In questi ultimi anni di mercati finanziari estremamente incerti e dai ritorni altamente imprevedibili, è cresciuta anche nel nostro Paese la domanda di prodotti di investimento a capitale protetto.
Come sempre, gli intermediari più “commerciali” ne hanno tratto ispirazione per confezionare prodotti semplicissimi, dai nomi roboanti, con pochi contenuti e alti costi.


Vediamo qualche ipotesi.

I primi prodotti, di importazione in questo caso, volti alla riduzione della volatilità e alla ricerca di una certa garanzia di rendimento sono proprio i vituperati hedge fund. Saprete tutti che il mondo degli hedge è vastissimo e composto da una miriade di prodotti e stili di investimento. Vi sono, peraltro, fondi di fondi hedge che, combinando diverse strategie e orientamenti, riescono ad ottenere risultati inaspettati. Sono così presenti sul mercato domestico questi prodotti a ‘volatità stimata’ che, pur non presentando effettiva garanzia contrattuale, riescono veramente ad assicurare rendimenti costanti in ogni situazione di mercato. Così il mercato si divide in low, medium, high e very high volatilità. I low volatility riescono ad assicurare ritorni medi del 4/5 % su base annua. Come fanno ? In questo caso selezionano altri hedge con investimenti diversi e con profili di copertura dinamici. Ad esempio, un low volatility è composto da hedge che vanno: long di bond sulla parte breve della curva scoperti, long di bond sulla parte lunga della curva totalmente cappati da opzioni e futures, flat (beta neutral) di azioni, long di gold, short di oil e, normalmente, short di dollaro vs euro, ma non sempre. Rimane il problema del taglio minimo di questi investimenti in Italia: 1 milione di euro, che scoraggia una parte degli investitori.

Cosa rimane a chi non vuole o non può vincolare una somma di questo tipo per 3 / 5 / 7 anni ?

Una serie di alternative. Io scarterei i prodotti a capitale garantito preconfezionato. Soprattutto perché offrono sì qualche vantaggio, ma a scapito di costi di gestione elevati e totale addebito delle spese relative alla copertura. In parole semplici (così come chiede l’amico Studente) se fate un capitale garantito bilanciato avrete sicuramente l’andamento del mercato meno il costo della copertura aumentato delle spese di gestione.

Rimane la possibilità di costruire da sé alcune ipotesi di investimento. In questo processo divido almeno in tre categorie: solo bond, bassa componente azioni, media componente azioni. L’eventuale categoria alta componente azioni non è contemplabile.


Solo bond.

E’ apparentemente, questa la componente più semplice. Infatti, il primo rendimento garantito di portafoglio si ottiene semplicemente con un bond sovrano o tripla A, a tasso fisso, che abbia una scadenza identica al proprio orizzonte temporale. Purtroppo non sempre l’orizzonte temporale è precisamente determinabile, quindi siamo obbligati a qualche complicazione. Un esempio base è un portafoglio ipotesi (facciamo composto da 100 euro, non euri caro Crow, già Marrangoni si diletta con questa deviazione, ma gli euri intesi come plurale di euro non esistono in Italia), così inizialmente composto: 25% bond zcp 3 mesi, 25% bond zcp 6 mesi, 25% bond floater, 15% bond 12/18 mesi, 10% bond a 36 mesi. In questa ipotesi, e in tutte le altre a dire il vero, consideriamo pari a zero il rischio valutario e poniamo come limite al rischio emittente un rating AA. Così facendo avremo un portafoglio con diversi flussi sia di cedole che di scadenze. Di norma le scadenze di breve dovranno essere rinnovate nella stessa tipologia. I flussi cedolari, uniti al margini iniziale residuo degli zcp, dovranno essere investiti sulla parte lunghissima della curva (dieci e trenta anni).
Così facendo si sarà costruito un portafoglio totalmente immune dal rischio azioni (ovviamente), valuta (ovviamente) e variazione tassi. L’elemento di rischio rimane solo nella parte lunga della curva, ma ricordiamo che si tratta solo delle cedole maturate e che, stimando bassa possibilità di valore zero dell’investimento, l’effetto svalutazione prezzi avrebbe impatti insignificanti sulla performance annua. Questo modello, inoltre, consente di poter smobilizzate in tutto o in parte l’investimento senza grossi sacrifici della performance.


Bassa componente azioni.

Questo è forse il comparto più interessante e stimolante. Si tratta di utilizzare un portafoglio a predominanza obbligazionario (almeno il 75%) ma senza rinunciare alla possibilità di gain sull’equity.
In questo caso, a mio modo di vedere, il modello perfetto si realizza su una ipotesi di investimento chiuso a 36 mesi. Si prende il 100% di un bond zcp a scadenza 36 mesi e si impiega tutto il margine iniziale residuo su un investimento azionario. In questo caso io prediligerei un ETF, anche volatile come il QQQ. Nella versione base si tratta di un “compra e dimentica”, nel senso che investo nel bond, compro il QQQ con tutto il margine a disposizione, e riguardo il tutto a scadenza.
Ovviamente esistono altre possibilità: se il capitale lo permette (nel senso che si tratta di importi elevati) è meglio prendere in considerazione un modello matematico per l’ingresso azionario; per esempio, divido il capitale azionario in cinque parti, investo subito un quinto e aggiungo un quinto ogni volta che il mercato scende del 10% dall’ingresso precedente.

Oppure, ancora, una ipotesi più dinamica: determino una diversificazione 85% bond e 15% azioni. Investo la parte bond come nell’ipotesi “solo bond”, scelgo invece per la parte solo azioni liberamente titoli o indici. Se voglio mantenere l’ipotesi di capitale garantito e rendimenti minimo assicurato, stimando al 4% il rendimento bond, devo impostare una rigidissima stop loss del 15% sulla parte azioni. Cioè, se perdo il 15% chiudo la posizione e non la riapro più sino al prossimo anno o esercizio.

Infine la parte preferita dai “professionisti”. Stimo al 95% l’investimento in bond e al 5% l’investimento in azioni. La parte azionaria viene impiegata tutta in derivati (meglio opzioni comprate, ma lascio aperta l’alternativa futures se avete abbastanza disciplina). Anche l’eventuale distruzione assoluta del capitale azionario non intacca in misura significativa il capitale iniziale


Media componente azionaria.

Il comparto più difficile, premesso il fatto che chi cerca capitale garantito dovrebbe aborrire la media quota azionaria.
Qui diventa un problema soprattutto matematico. Le analisi indicano in ogni caso una soglia massia del 35% alla parte azionaria, sopra non esiste copertura efficace. Il portafoglio ideale vedrebbe una rigida durata temporale di tre anni. Ecco un esempio: acquisto il solito zcp a tre anni, mettiamo di incassare un rendimento del 3,75% annuo e quindi di avere a disposizione subito (fatto 75 su cento il capitale investito) circa 8,4 euro iniziali di margine. Investo il 15% azioni in blue chip. Contestualmente all’acquisto vendo opzioni CALL (le più lunghe possibili, scegliere le azioni in funzione della liquidità del proprio mercato options) per una quantità pari alle azioni possedute, ad uno strike price superiore del 10% al prezzo di acquisto. Utilizzo sia gli 8,4 euro iniziali sia i premi ricavati dalle opt per andare short di futures sull’indice italiano (poiché le azioni sono italiane) con l’esatta leva finanziaria (con la logica approssimazione) pari al capitale investito sottostante.

Questa ipotesi prevede una serie e costante attività di monitoraggio. Ecco alcuni esempi di cosa può accadere nel corso dell’investimento:

- le opzioni scadono senza venire esercitate: devo riaprire la posizione short di call

- le opzioni vengono esercitate (quindi il titolo raggiunge il 10% di gain): cedo le azioni, chiudo immediatamente parte equivalente di futures, quando incasso il controvalore delle azioni, riacquisto titoli azionari e rivendo la parte di futures

- scade il futures di copertura: devo rollare di trimestre in trimestre

Anche se è ovvio ribadisco che l’ipotesi di discesa del mercato è indifferente al modello in quanto la parte cash lunga è coperta dalla parte futures corta.
Semmai, nella scelta ed aggiornamento del paniere titoli, dovrò stare attento a titoli che non abbiamo andamento molto difforme dall’indice. Dovrò quindi prediligere titolo con beta molto prossimo all’unità, tenendo in considerazione la tipologia di calcolo del beta utilizzato dal provider di informazioni finanziarie. Nella versione più corretta il beta vs indice è calcolato su arco temporale di 15 giorni. Di conseguenza, è doverosa una verifica con cadenza quindicinale del beta medio del portafoglio, ammettendo oscillazioni limitare. Sopra 1,1 o sotto lo 0,9 di beta il titolo deve essere ceduto, smontando l’opzione sovrastante e sostituito un altro titolo con beta più consono.

Scusate la lungaggine, ci sarebbe ancora da dire, ma si andrebbe troppo nei particolari.


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