a
cura di Matrix (Forum di BorsAnalisi del 30/1/2003)
Saggezza
partenopea: la verità sta nelle cose semplici.
Pensiero brianzolo: i numeri sono cose semplici.
Gli
anni d’oro del FIB30 sono stati il 1997-1998 e 1999. Il periodo
d’oro ha visto scambi massimi fatti nel 1998 con 5.896.316 contratti
per 3.192.036 trades. Quindi, mediamente, ogni trade chiuso era per
1,8472 contratti.
Dal
1999 inizia il declino. Dopo i 5.094.312 contratti del 1999, il 2000
segna una riduzione del 16% con 4.259.350 contratti e 2.485.019 trades;
quindi ancora un buon rapporto di 1,7 fib per ogni trade chiuso.
Il
2001 segna una piccola apparente ripresa, i contratti salgono da
4.259.350 a 4.634.329 con 2.974.968 (il rapporto scende a 1.55). In
termini reali però, considerando non solo i contratti “numerici”
ma l’effettivo controvalore scambiato, e quindi il reale capitale
investito nell’operazione, si passa dai 984 miliardi di euro del
2000 a 829 miliardi di euro del 2001. Nel 1999 il ctv era stato di 906
miliardi e, nell’anno d’oro del 1998 977 miliardi sempre di euro.
Nel
2002 i contratti totali sono ancora saliti a 4.877.464 per 3.448.557
trades e quindi un rapporto di 1,41 fib per trade chiuso. Il
controvalore complessivo scende a 674 miliardi di euro.
Solo
aride cifre e inutili statistiche ? Forse.
Proviamo
a vedere cosa possono farci notare.
Intanto
il rapporto tra contratti totali e trade chiusi che si va via via
riducendo, da 1,85 (arrotondato) del 1998 a 1,41 del 2002; una
contrazione del 24% circa. Ancora più significativo il rapporto se
consideriamo i controvalori negoziati. Il dato del 1998 (1,85
contratti) equivale ad un valore di 306 mila euro circa per trade
chiuso; il dato del 2002 (1,41 contratti) equivale ad un valore di 195
mila euro. Una contrazione di circa il 36%. Da questi dati possiamo
dedurre che, essendo diminuito il taglio medio di controvalore per
trade chiuso, il mercato del FIB30 è andato via via cambiando i
partecipanti. Sempre meno coloro i quali operano in size grosse,
sempre di più quelli che operano in size piccole; lascio a voi
ipotizzare chi sono quelli che muovono 1300 fib e quelli che ne
muovono 1. A maggior conferma della riduzione dei professional a
favore degli scalper e dei piccoli trader il dato sull’open
interest. La presunzione di base è che sono i professional a
mantenere aperte più posizioni per più tempo mentre sono gli scalper
quelli che tendono a chiudere presto, facendo scendere l’OI. Bene,
l’OI (dati puntuali a fine anno) nel 1997 segnava 21.517 contratti,
nel 1998 segnava 24.196, nel 1999 segnava 18.216 contratti, nel 2000
segnava 17.979 contratti, nel 2001 segnava 12.502 contratti e,
finalmente, nel 2002 segnava 11.731 contratti. Il valore si è più
che dimezzato dal 1998, superflue altre considerazioni.
Il
sunto è che il fib, se proprio non è morto, è in via di lenta
agonia. Ci siamo rimasti dentro solo noi, anzi, forse io già in parte
mi sono chiamato fuori. Il grosso dei capitali lo evitano, anche i
gestori nazionali preferiscono indici europei. Tra l’altro tutto
questo accadeva mentre su DAX e soprattutto FTSE100 si vedeva una
tendenza esattamente opposta, con un aumento deciso degli scambi, per
non parlare dello STOXX50 che aumento ormai costantemente ogni mese.
Quindi
siamo solo noi a farci la guerra, combattendo le battaglie dei poveri.
Siamo solo noi che siamo rimasti a creare salti di 100 punti tra 5
trade chiusi, siamo solo noi che sopportiamo, come se fosse normale,
spread di 15 o 20 punti tra denaro e lettera del fib30 (figurati il
mini…).
I 1300 contratti dell’altro giorno, dichiarati in acquisto da
Andrea, non sono posizionamento, sono semplici passaggi di mano
concordati precedentemente. Lo dissi già una volta ma non mi avete
creduto, eppure conoscevo personalmente sia il trader che aveva chiuso
l’acquisto e quello che aveva chiuso la vendita…era lo stesso
operatore…per conto di due “conti” di due divisioni dello stesso
gruppo bancario….
Stiamo
attenti, ormai siamo in un mercato che riflette poco anche la realtà
dei valori. Premetto, sono arci convinto che il mercato ha sempre
ragione, comunque e a scapito di qualsiasi analisi, ma il nostro non
è più il “mercato” ma una vasta accozzaglia di titoli minori dai
dubbi valori unita a pochissimi (7 – 10 ?) società di dimensioni
significative.
Stiamo
attenti, c’è il rischio di farsi male. Ciò che oggi soddisfa il
mio ego perché il mercato ha, decorrelandosi dal resto del mondo,
messo a segno un rialzo non deve essere scambiato per infallibilità
delle proprie tecniche. La fortuna nel caos non vince sempre,
purtroppo.
Unica
nota positiva, il mercato del 2002 è tornato a ragionare su multipli
reali. Nel 1997 il controvalore cambiato sul fib30 era pari al 274%
del valore reale del mib30. In altre parole, i contratti cartacei
futures superavano di circa 3 volte il valore complessivo di tutte le
azioni contenute nel paniere, nel 2002 il valore è tornato a
108%...le mani forti, se per voi esistono, non abitano più qui. Al
massimo ci sono rimasti i mignolini fragili.
Scusate
la noia e scusate se questo post non parla di previsioni di mercato,
temo che il mercato non sia prevedibile.
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